“L' inferno dei viventi non è qualcosa che sarà, se ce n’è uno è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Dunque, non mi andava di scendere in dibattito per questo argomento, ma alla fine, a furia di parlarne a voce, ormai compromessa la mia neutralità, espongo via "iscritta" ciò che penso.
Diciamo che fondamentalmente ritengo che si debba avere un punto di vista meno estremistico da un lato e meno protettivo dall'altro. La vita è un grande gioco, soprattutto in questi ambiti, prettamente commerciali. E in quanto tale la si deve prendere.
Genova è una bella città. Ne sono innamorato: dei colori che sa assorbire con le sue mura marce di sale, di quei quattro mattoni messi in pila che tentano di dominare i colli genovesi, come vecchietti che cercano di far la voce forte mentre giocano a ramino, del mare portuale perennemente sporco e scuro, dei cefali innaturali che lo popolano, del centro storico vivo, seppur indecente (ma che se ne dica i porti, da che mondo e mondo, lo son sempre stati), ma vivo in ogni sua parte lastricata, in ogni interconnessione tra palazzi, in ogni suo essere mal tenuto....
Genova è una gran città. Ma questo è evidente solo per chi ne è figlio, per chi ci vive dentro.
Ed effettivamente la quantità di persone che vivono in genova è sempre meno interessata al suo così particolare carattere. Si, perchè Genova è una città da scoprire, una città che muore dalla voglia di giocare a nascondino con i suoi abitanti. Ma è una città timida, se così vogliamo definirla, chiusa, che non stimola la ricerca. E' come un'amica di vecchia data, in apparenza burbera: se la conosci, sei sempre a cercarla. Ma se non la conosci, non perderai più di qualche minuto in sua compagnia.
Si conti in più che attualmente la struttura demografica della città è prevalentemente composta da persone anziane, abitudinarie e spaventate dalla rude routine odierna (assolutamente impossibile dare torto a tali persone; persino a me fa paura questa assurda routine, circolo ricreativo dell'indifferenza) e da extracomunitari, che giustamente, a tutto debbon pensare, tranne che a scoprire la città. Vivono già in un clima di assoluta e quasi totale diffidenza, nel quale devono procurarsi da vivere, possibilmente in maniera onesta e onorevole, per lavare il peccato di quelli che invece non fanno così.
Infine vi sono due schieramenti: da una parte Genova, e il suo club di intimi. Dall'altra quei tanti che di lei conoscono solo il suo trucco e il suo essere apparentemente così arcigna.
Due schieramenti che di natura non possono venirsi incontro. Come poli uguali di un magnete...
E se questa situazione continuasse a perpetrarsi, è inevitabile il collasso del sistema, per parlare in metafore d'ecosistema: il club degli intimi, è destinato a ridursi, diminuire fino allo svanire, sino a lasciare una città che era viva, in un "branco di rovine selvatiche", e dall'altro lato, un insieme di stabili visitatori, che della città, ripeto, conosceranno sempre e solo il trucco: l'acquario di giorno, il porto antico nuovo, via XX Settembre, la fiumara. Ma non la vera bellezza di genova, non quell'acqua di mare e sapone di marsiglia che sono lo spirito, speriamo eterno, di questa città un tempo superba.
Cosa concludere allora?
Intanto, noi chi siamo? Di quale schieramento facciamo parte? Ognuno lo dice di se. Io mi ritengo un genovese, innamorato della sua città e preoccupato per Lei, per cose che riconosce sbagliate. Ma criticarle in maniera sarcastica, tollerarle o forse negarle dietro un protezionismo da "chioccia", non servirà a nulla.
Bisognerebbe fare qualcosa di attivo invece.
Genova si nasconde? Bene. Giochiamo a nascondino. Sappiamo che è bello giocare con lei? Allora cerchiamo di coinvolgere chi non conosce il nostro giocare. Apriamo a tanti altri, agli stranieri, agli extracomunitari, i nostri giochi, il nostro vivere nei vicoli, il nostro ricercare la musica e l'arte. Trasformiamo la nostra chiusura caratteriale in qualcosa di attrattivo. Fa parte della psicologia: abbiamo accettato ciò che siamo? Bene, allora non stiamo a barricarci dietro a scuse di leggende metropolitane sulla "razza ligure". Avete mai provato ad andare in un porto di riviera ligure, per vedere quanto è invece aperta la gente di mare? Quante persone sanno sciogliere il sale che hanno sulla fronte imbronciata, davanti ad un sorriso sincero e interessato?
E poi diciamoci la verità: parliamo (e parlo) di amore per la nostra città. Ma quanti di noi ne hanno imparato il canto? Quanti di noi ne conoscono la storia? Siamo tutti suoi nipoti e bene o male Lei a tutti ha raccontato le sue storie, le sue battaglie..... quanti di noi ricordano e possono reputarsi "figli esemplari" di questa città? "Belìn" è l'unica cosa che è sulla bocca di tutti.
Ma ben pochi (e io putroppo non sono tra quelle persone che tanto ammiro) conoscono davvero quel canto così melodioso che invece, non troppo lontano da Genova, possiamo ancora sentire. Quanti di noi sono stati a Pegli? Quanti badando a come parlano le persone di Pegli? Pegli, culla del Genoa Football Club, è uno dei posti dove gli ultimi figli originali della città hanno trovato riparo, se ci si facesse caso, ci si renderebbe conto che il 75% delle persone per strada parlano correntemente in genovese. Ed è stupendo sentirle! Soprattutto per chi non conosce, se non poche parole,(come me) questo dialetto stupendo.
Esiste una scuola a genova, un associazione che si occupa di mantenere vivo il genovese. Quanti la frequentano? Vogliamo chiederlo? Penso, il risultato, putroppo, sarebbe molto sconfortante. Cosa significa? Chi si reputa figlio della città, onestamente, che cosa fa per riconoscere i problemi e cosa fa per essere parte attiva della soluzione?
Non si può fare come sul Titanic: continuare a far finta di nulla tanto, Genova, la Superba, è così di carattere, e così continuerà ad interim.... e nel frattempo andare a picco, affondando nel proprio orgoglio.


Il concorso è rivolto a romanzi, mémoires e raccolte di racconti inediti, non necessariamente opere prime, scritti in italiano, e non prevede alcun limite di età per i partecipanti.
Dal 1º novembre 2009 al 28 febbraio 2010 sarà possibile inviare il proprio manoscritto alla casa editrice. Una giuria di qualità composta da critici letterari e figure di spicco del mondo della cultura sceglierà l’opera vincitrice entro il 30 aprile 2010. Il premio consiste nella pubblicazione dell’opera vincitrice entro il 2010 e in un anticipo di 3000 euro sul contratto di edizione.
L’annuncio del vincitore sarà dato nel corso del prossimo Salone del Libro di Torino, dove si svolgerà una cerimonia ufficiale di premiazione.
Con il patrocinio del Salone del Libro di Torino.
("Santa Cecilia", di Guido Reni)