venerdì, 16 maggio 2008, ore 20:04

E così Pistorius si farà le Olimpiadi.
La cosa non mi è mai andata a genio, pazienza.
Non ho mai nemmeno cercato di stabilire se effettivamente la potenza delle sue protesi e la mancanza di affaticamento sulla parte inferiore delle gambe favoriscano davvero la sua prestazione rispetto a quella degli altri partecipanti: tanto non è questo il punto, per quanto fondamentale sia.
Il punto sta a monte e sta nel fatto che Pistorius non è normodotato. E, pur senza ovviamente voler generare discriminazioni ulteriori a quelle che già un disabile vive, nè tantomeno desiderare una separazione sociale piuttosto che l'integrazione; fisicamente e sportivamente parlando la differenziazione tra gli atleti, e di conseguenza la separazione in categorie, è logica e necessaria.
Così come non si pretende di paragonare un velocista ed un maratoneta, perchè molto chiaramente inseriti in contesti e aventi caratteristiche diverse; così come non si pretende di far correre un essere umano a fianco di un ghepardo o di confrontare la corsa di un maschio con quella di una femmina (ugualmente degni ma senza alcun dubbio dotati di potenzialità differenti), dovrebbe essere palese che un paio di protesi non sono un paio di gambe.
E se non ci fosse l'ansia buonista di assecondare chi dipinge a tinte pastello la storia di Pistorius, come fosse il primo e più coraggioso disabile della storia, forse molte più persone si accontenterebbero di veder misurate le doti di natura su una pista, e le doti naturali ibridate con l'avanguardia meccanica su un'altra.
Tanto rumore per il bell'Oscar, eppure le Paralimpiadi non se le fileranno punto.
Ma che lo dico a fare, tanto io preferisco il basket. Volete mettere le sgargiate...!
Oppure il golf: a patto d'aver fuori uso soltanto le gambe, e d'aver tanti soldi da investire.
cecilia2day
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venerdì, 16 maggio 2008, ore 15:08

Il photoblog si farà: si chiamerà Negativa.
Ho iniziato a sistemare un template base di Splinder, voglio che sia una cosa leggera e il più minimale possibile.
Una foto a pagina.
Presto.

Fra Jules & Jim io prendo Jules. Ma senza andirivieni. E figli, non saprei. Davvero non saprei.

In pochissimi mi conoscono come Cecilia, al di fuori della rete.
Il nome che mi hanno dato è un altro.
Ma Cecilia non è un nome falso, e nemmeno un alias. E' il mio secondo nome. Che si sta trasformando da parola astratta che non mi riguardava a vero nome: usato, sentito, significante.
E che per di più ho scelto consapevolmente.
Perciò chiamatemi cecilia, è una donna reale quanto d.

E' bellissimo sentire l'acqua che scorre nel canale. Senza pensare che si chiama acqua.
cecilia2day
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giovedì, 15 maggio 2008, ore 16:41

E' terminata la Domenica appena passata la prima serie tv de "Il Commissario de Luca", tratta dalla serie di romanzi di Carlo Lucarelli a lui dedicati, con i quali fra l'altro lo scrittore ha "debuttato".
Mentre le prime due puntate mi avevano preso poco, andando avanti mi ci sono appassionata e soprattutto mi son resa conto che la serie valeva: non avevo da dubitarne, considerato chi fosse l'autore delle storie originali e co-autore delle sceneggiature, tuttavia l'ambientazione non contemporanea (si va dagli anni sotto il fascismo a quelli immediatamente successivi la liberazione) aveva inizialmente raffreddato un po' il mio entusiasmo.
Pecca mia, che successivamente è stata scavalcata dalla qualità del prodotto e dallo charme di personaggi e dialoghi.
Preziosi, che non avevo mai seguito con attenzione prima ritenendolo non il primo fra i pagliacci ma nemmeno un granchè come attore, si è dimostrato più che all'altezza. Accanto a lui un bel Corrado Fortuna nel ruolo ricorrente di Pugliese e Rolando Ravello, il Vitale de La Nuova Squadra, in quello meno ricorrente di Rassetto.
"Il commissario De Luca - ha spiegato Lucarelli - non ha schieramento politico e poi non lo vedo come personaggio del tutto positivo. Non ha fatto una scelta quando avrebbe dovuto farla, è questo il problema che si porta dietro e che lo rende vulnerabile. E' certo comunque che metterebbe chiunque in galera se avesse commesso un crimine. De Luca vive di investigazione ossessiva, di ricerca della verità, ma anche di una precarietà assoluta che lo rende quello che è".
Stimolante (per noi spettatori, non per lui) anche la continua alternanza dell'anno e delle località nelle quali De Luca viene trasferito (e coerentemente promosso / declassato) come si trattasse semplicemente di cambiare cappotto.
Mi ha colto così di sorpresa che la serie è scivolata via intera prima di poterci pensare su. Ma è roba buona, quindi a chi se la fosse persa consiglio quantomeno la visione della prossima.
A me resta un unico dubbio: che lavoro fare da grande. Poliziotta o serial killer? Ai posteri l'ardua sentenza.

(A proposito di serial killer, ho resistito a guardare soltanto la prima mezz'ora della prima puntata di "La Linea d'Ombra", il nuovo programma in onda se non erro il Lunedì su Rai2 in cui Massimo Picozzi racconta e analizza, ma meglio sarebbe dire che pretends, as in English this means, di analizzare alcuni noti assassini seriali e non, italiani e non.
Mi aspettavo ben di più da lui, ma il programma è studiato in maniera molto evidente per risultare rapido, intrigante e se non spettacolare, certamente più d'impatto che di reale utilità alla comprensione del fenomeno).

Ieri sera (o notte, forse) invece sono felicemente inciampata nell'ultima puntata della prima serie de "I Viaggi di Nina", in replica su Sky. Peccato appunto che fosse l'ultima puntata: l'avrei seguita dall'inizio se la descrizione fornita dal satellite non avesse indicato errroneamente come filo conduttore il tema della seconda stagione (il mondo delle escort e affini), piuttosto che quello della prima (il mondo delle lesbiche e affini).
Fick dich, sage ich.
Insomma, prima o poi riuscirò a vedermela. In un certo senso mi sono risparmiata di punzecchiare ed attivare la parte piangnucolosa di me stessa, la parte single e infelice di esserlo.
In un altro senso mi ha galvanizzata sul finale vedere immagini del Big Mama's (e non faccio apprezzamenti su una certa ragazza inquadrata onde evitare che qualche eventuale fidanzata gelosa di cui ignoro l'esistenza controlli il mio indirizzo ip e venga a suonarmele).
Oh, ci son stata un'unica volta mesi fa, in Inverno, a consolarmi di certe perdite (leggi Roma) e a ridimensionarne certe altre (leggi Lorenzo). E poi non ne ho più avuta voglia. Però, però... ora hanno introdotto la serata hip hop, eccheccazzo. Magari quei jeans Mecca vecchi di anni 4 mi tornano buoni.
cecilia2day
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mercoledì, 14 maggio 2008, ore 22:40

E' questa una di quelle occasioni, di quelle occasioni che poi dilatate divengono momenti storici, nelle quali provo distintamente il sentimento della paura.
Sentimento non così ovvio o frequente.
Caccia alle streghe, case che bruciano (case), commissariamenti. Una cosa segue l'altra; non necessariamente in quest'ordine.
La riflessione riprenderà il suo corso, una volta attenuate le emozioni.
L'ignoranza e l'odio non sono novità, ma accompagnate dalla discriminazione agita concretamente dall'autorità stessa lasciano presagire il peggio.
La gravità degli atteggiamenti non è un'ipotesi futura, è un presente indicativo. E non ho mai creduto che la storia sia magistra vitae, poichè la storia è fatta dall'uomo, e l'uomo sa essere ben poco maestro di se stesso.
Vederlo succedere è sempre diverso. Più forte. Immaginavo che sarebbero stati presi provvedimenti pericolosi e che certe ombre già presenti si sarebbero rapidamente addensate. Ero pronta alla rabbia e al dubbio, ma non alle lacrime: e invece.
Le parole sono già troppe. Non voglio vengano scritti altri diari.
cecilia2day
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mercoledì, 14 maggio 2008, ore 11:35

E' da parecchio tempo che non scrivo più una riga nè cento sullo shiatsu.
Non ho più ripreso gli appunti che avevo trascritto su quella conferenza a proposito del fegato, come avevo invece promesso di fare.
Mi rendo conto di aver raccontato qualcosa ma non aver nemmeno iniziato ad andare al punto.
E questo è importante, nonostante condivida pienamente l'idea che lo shiatsu sia essenzialmente pratica, e non si debba insistere troppo su una presunta teoria per due motivi: perchè la teoria, per quanto "corretta" troverebbe luce, chiarimento solo nella pratica della stessa. E perchè, se è vero che le parole occorrono, è altrettanto vero che ne usiamo tendenzialmente troppe (io ne sono la prova vivente, no? :) e che una mancata disciplina delle parole porterebbe l'attenzione altrove e impedirebbe la comprensione reale di ciò che si sta facendo.

Intanto però, nonostante e anzi grazie a questa "lacuna", ho potuto abbandonare il falso onere di presentare e rappresentare lo shiatsu ad altri; e la convinzione immediatamente partorita dalla mia mente razionale di poterne consegnare la conoscenza tramite il linguaggio verbale.

Non ne parlo per niente e lo pratico forse ancora poco.
Però intanto mi accorgo sempre, dopo un momento, di quando inconsciamente mi tasto il corpo da autodidatta ed autoguaritrice, mi ascolto e mi massaggio, cerco l'equilibrio e quella perpendicolarità necessaria alla pressione aperta sopra me stessa e stupendamente vuota.


albero viso
cecilia2day
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mercoledì, 14 maggio 2008, ore 08:12

Recentemente (ovvero due minuti fa) ho letto in una pagina web che "recientemente il Signor Paolo Rossi aveva fatto un viaggio a Vattelapesca".
Meno recentemente (ovvero due giorni fa) mio papà stava bellamente sbeffeggiando quella befana miseranda della sua capa (per niente rezza), e mi diceva: "mi ha chiesto come si scriveva la parola Francese bouquet, perchè doveva comporre un cartellino per quei baci Perugina con i fiori finti... pensa, non sapeva come si scrive bouquet. Naturalmente gliel'ho dettato".
Per carità, non che l'intero mondo debba filarsi e conoscere a menadito il Français: ma il termine si potrebbe definire "universale".
La notte successiva vado a trovare mio papà sul lavoro, e per puro caso incrocio con lo sguardo proprio i "mazzi" di baci Perugina. Il cartellino con il prezzo recitava: "buchet di baci: Euro 3,00".

gesùccristommaria.
cecilia2day
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mercoledì, 14 maggio 2008, ore 07:57

"Vieni a ballare in Puglia" di Caparezza, che mi sono procurata dopo aver letto questo post, inizialmente l'avevo sottovalutata. Forse perchè Caparezza è uno di quei bravi artisti a volte un po' penalizzati dal proprio stesso stile: è fin troppo facile farne indigestione e "rifiutare di nutrirsi" poi per diverso tempo.
Ad ogni modo, mi sono ricreduta: buon pezzo, anche migliore del previsto. Memorabile senz'altro quell'inserto quasi-finale: "Oh Puglia Puglia mia tu Puglia mia, ti porto sempre nel cuore quando vado via... e subito penso che potrei morire senza te, e subito penso che potrei morire anche con te!".
Immancabile, ma se mancava non ci disturbava, la scenetta che parte dopo alcuni secondi di silenzio.
"Il Signor Rezza Capa è accusato di vilipendio al turismo di massa e di vilipendio verso il fronte, l'imputato ha qualcosa da rettificare?".
"Non ora, Signor Giudice: sto giocando ai videogames!" (abbia pazienza, eh).

CapaRezzaArtistArchive
Ascoltando "New Soul" di Yaël Naim poi, sul ripetuto "I could learn a bit 'bout how to give and take", ho fatto un certo pensiero.E cioè: com'è che il "dare e prendere" Inglese diventa in Italiano "dare e avere"?! Dallo scambio reciproco ed equilibrato ad un mezzo conservatorismo, protezionismo.
Le due voci, così come sono, mi sono sempre risultate sbilanciate anche in partita doppia.
Possono al massimo non risultare scorrette linguisticamente, se è vero che rispecchiano un certo tipo di società che si trattiene e trattiene. Non dico che vi sia una correlazione diretta, ma avrebbe il suo senso.
[Fra parentesi quadra, la canzone non è male ma questo lancio sanremese / pubblicitario non raggiunge lontanamente la bellezza di "Pachad"].

yael-naim
Ella e la sua versione della Porteriana "You're the top" lasciano estasiati, e non c'è davvero nulla che si possa aggiungere. Ad eccezione di questo: non è male nemmeno la versione di non so chi che fa da sigla d'apertura a "What's up, Doc?", altrimenti conosciuto come "Ma papà ti manda sola?" di Bogdanovich. In linea con il tono della commedia.

ella
Grande scoperta, recentissima (di ieri) sono stati invece gli Agricantus. Appaiati a "Gocce" dei Nidi d'Arac fanno una porca figura.
Per la serie "Sud-iamo allegramente" segnalo anche la sigla della serie televisiva "La Nuova Squadra", che ho reperito intera e addirittura cantata da non so chi (di nuovo), ovviamente comunque napoletano e ovviamente ci ho capito sì e no una parola.

agricantus
Sul versante classica, infine, sto ascoltando cose sparse di Maurizio Pollini. Forse "godurioso" non è un aggettivo abitualmente utilizzato per descrivere il genere, ma tant'è. Io godurio.

pollini
cecilia2day
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martedì, 13 maggio 2008, ore 02:41

Santa Madre Russia, ma questo Tolstoj è fottutamente zen!
E dire che di G&P ho appena finito soltanto la prefazione di Ginzburg e l'introduzione di Bori (edizione Einaudi 1990).

[Può sembrare una battuta, ma vi assicuro che non lo è.
A tempo debito potrei riportare delle citazioni e annotare qualche considerazione in merito.]
cecilia2day
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martedì, 13 maggio 2008, ore 02:07

E' stato un caso, una coincidenza significativa, che proprio nei giorni della rinnovata rissa sulla legittimità di Israele io mi sia vista "Persona non grata", la pellicola di Oliver Stone che somiglia per stile ad un documentario, ma che ne possiede il tratto di curiosità in sovrabbondanza ed il carattere investigativo in difetto.
Non è un documentario di taglio classico ma nemmeno un documentario personalistico, alla Moore; e per questo suo fare la spola e non trovare mai un centro appare di fatto un po' sconclusionato: quasi più uno sfizio del regista che non una prova di superamento degli schemi.
Si parla di Medio Oriente, di conflitto in senso lato tra la geograficamente indefinita Palestina e lo stato d'Israele. Siamo nel 2002, Arafat si concede schizzinoso mentre Sharon ha ben di meglio da fare e fa riempire parecchi spazi della pellicola da Peres e Netanyahu.
I quali, fra parentesi, ci lasciano alcuni fra i pochi frammenti davvero interessanti del film, considerazioni da citazione in mezzo a riprese di poco conto, riflessi parziali ed improvvisati della realtà.
Ben diverso insomma dal docu-film di Saverio Costanzo uscito giusto un anno dopo, Private; al contrario apprezzabilissimo oltre che stilisticamente innovativo.

"Credo che in questo momento il problema sia più emozionale che territoriale, più psicologico che logico. Due persone arrabbiate che non possono più sopportarsi. Il Medio Oriente è pieno di lingue e duro d'orecchi".
(Simon Peres sul conflitto Israelo-Palestinese)

"(Nizar) Qabbani, poeta Arabo Siriano non necessariamente filo-Israeliano, ha scritto: «Per gli Arabi è ormai venuto il tempo di iniziare una vera battaglia di liberazione. (...) Dobbiamo liberare noi stessi dall'impero più grande che è come un giogo sulle nostre spalle». E qual'è l'impero? Quello delle parole, della poesia. Diceva: «Per duemila anni siamo stati incapaci di usare il linguaggio in modo appropriato». Anche solo guardando le lettere Arabe si vede che sembrano puri ornamenti... perchè la lettera, la parola dovrebbe rendere la vita più facile, mi capisce? Perchè mai essere così precisi in ogni parola? E' una mentalità diversa".
(Simon Peres vagheggiando su diplomazia e contrattazione come possibili mezzi per la risoluzione del conflitto)

"Qual'è il test per un leader alla fine della giornata? Verificare la propria volontà di perdere persino la leadership per il motivo giusto. (...) Lottare per i tuoi valori, le cose in cui credi ed essere pronto a fallire. Vogliamo che i leader Israeliani abbiano questa capacità".
(Benjamin Netanyahu)

Cito la breve intervista, spezzonata, fatta ad un gruppo militante tra i Martiri di Al-Aqsa quale unica ulteriore nota "illuminante" pur nella prevedibile stoicità delle risposte.

E pensare che avevo registrato il documentario pensando che avrebbero tramesso questo film omonimo.
Fra Oliver Stone e Borat Sadiyev vince indubitabilmente quest'ultimo. Eh eh. Eh eh. Eh eh eh.
cecilia2day
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lunedì, 12 maggio 2008, ore 14:27

Negli ultimi mesi ho sperimentato nuove attività, adottato nuovi schemi e recuperato schemi già noti, variato, scoperto, osservato, considerato.
Ho lasciato andare i pensieri, a volte li ho rilassati, qualche rara volta sono riuscita pure a giocarci.
Non ho trovato uno scopo o un metodo, non ho cambiato nè iniziato a modificare niente se non l'aspetto più importante delle cose: come vivo la vita, come e quanto la ascolto per esempio, e poi i perchè delle mie scelte, dei sì e dei no.
Ho saltato certe tappe inutili e sto allargando orizzonti e soprattutto, obbiettivi.
Pare sia il momento di passare ancora oltre, di entrare in una diversa fase e stravolgere tutto. In senso anche fisico, raccogliendo attorno a me tutto il materiale di cui dispongo e permettendo alla mia stanza di conoscere quel caos creativo che non ho mai attuato.
Una creatività che sia per l'arte ma comunque anche e intrinsecamente per la mia vita, dal thè della mattina al sonno REM.
Facciamo che esco, faccio un paio di fotocopie e restituisco Larsson alla biblioteca (sto leggendo l'introduzione di Guerra e Pace, d'ora in avanti rinominata G&P) e poi comincio. Invece di scendere in garage ad occuparmi degli scaffali da svecchiare e riordinare, mi porto il casino direttamente in casa e lo maneggio qui.
E poi vediamo di ri-tarare tutta quanta la giornata: voglio percepire le mie attività personali e non retribuite come un lavoro degno di tutti i rispetti. Percezione già ampiamente esistente a livello razionale ma che intendo portare a livello emotivo, addirittura sensorio.

Bis Bald, Leute.
c.
cecilia2day
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