La grandiosità dei movimenti di una fiamma
calda, accompagnati dagli archi - non necessariamente maestosi, anzi meglio se
giocosi - è impareggiabile.
Ho ascoltato qualcosa da "I Pini di Roma" di
Respighi, il quale mi era stato utilmente consigliato da svivi nei
commenti a questo post: ed ho trovato che non mi convincevano nè piacevano molto, nonostante non ci sia proprio nulla da togliere al compositore.
"Le Fontane di Roma" già son cosa diversa, ma ancora di più lo sono le quattro "Antiche Danze" e "La musica Notturna delle Strade di Madrid"; queste ultime le adoro.
"Le confessioni di un malandrino", musicata da
Branduardi; ci ha messo tre ascolti a farmisi familiare. E' la trasposizione di un testo di
Sergej Aleksandrovič Esenin. Adesso non me la scollo di dosso, con la sua malinconia arcaica e leggera.
E la segue il già citato "Adagio in G Minore" di
Albinoni, che ho ritrovato nel "Concerto Barocco" diretto da Karajan, comprendente certe cose da far rabbrividire nel pieno dell'Estate; di cui ancora devo verificare gli autori.
Non dirò mai più che il
Barocco mi schifa, almeno in musica. Nell'architettura invece, accidenti che schifo.
Il "Poco Allegretto" dalla Sinfonia n. 3 in F Maggiore di
Brahms è un ottimo motivo per indurmi ad ascoltarlo oltre; mentre
Rachmaninov continua ad attrarmi e respingermi, alternativamente, secondo i brani.
Dall'Adagio di Respighi per violoncello ed orchestra, suonato dal magico
Maisky, imperturbabile passo ad "Homecoming" di
Kanye West: confesso però che non ho capito quale sia il contributo dato alla canzone da Chris Martin, che per altro mi sta antipatico a pelle.
Non condivido la convinzione di West d'essere destinato a rivoluzionare la musica attuale con il proprio genio. Bravo lo è, comunque, e allora alzo ancora un pochetto la manopolina del volume, toh.
Non che ci siano in giro così tanti artisti degni dell'
hip hop, lui a mio parere lo è.
Ma poi son quasi sempre i classici e la meravigliosa Old School a vincerla, a partire da
MC Hammer. You "can't touch this", inutile provarci stupidi wannabies.
Timberlake se li magna tutti i piccoletti d'oggi con l'aspirazione a farsi l'immagine di "figo cresciuto nelle difficoltà".
Alla faccia dell'idolo delle ragazzine che era ed è: lui sa fare la sua cosa. E questo è quanto.
Ciò che porta il suo nome è lui che lo produce e lo crea: nessuna comparsata casuale, collaborazione a scopo di spinta promozionale, cazzate pseudo-ritmiche.
E nonostante sia giunta a disprezzare discretamente Madonna, i miei 4 minuti con lei ed il succitato genio-figo Giustino me li piglio a ripetizione. Amen.
Dopo però passo a roba Italiana.
E' stato giustamente detto che il Rock ha ben poco a che spartire con il Metal, nonostante l'apparente contiguità (??) di sound. Il Metal è pulito anche quando la chitarra è "sporca", è la cosa tagliente ed elegante che serpeggia nei
System of a Down o che si manifesta spudorata nel theme di "
Requiem for a Dream".
Che ci si creda o no, il
Metal è nella
Classica. Così come la Classica si è insinuata senza sforzo nel Metal, perché altro non è che la sua natura molto vera e poco nascosta; per lo meno per chi l'ascolta abitualmente.
Dovendo "classificare" i
Subsonica, non li infilerei mai nel rock nostrano e solo per una questione di correttezza tecnica li definirei "
elettronica". Prima di questo, fanno metal: nei testi e nelle forme sinuose, dure, pure di tutte le strumentazioni.
Splendido "L'Eclissi", all'altezza di "Terrestre": ho tremato al primo ascolto, per la paura che come accaduto ai
Linkin Park decadessero dopo aver toccato una vetta ed averci consegnato qualcosa di tanto perfetto.
Nel caso dei LP, questa bellezza che esonda dagli argini l'ho riscontrata nel secondo album in studio, "Meteora". Permettetemi di non parlare dell'unico e penoso live da loro registrato. "Meteora" è la conferma e l'apoteosi del crossover e in particolare dell'
ibridazione metal-hip hop; che chiamare nu-metal mi pare un affronto in tutti i casi.
"Minutes to Midnight" mi ha deluso. Non che manchino le belle canzoni, quelle in cui non proprompe una melensaggine dolente poco conforme allo stile e poco convincente, in definitiva. Una su tutte, "In Pieces", la quale riprende un tipo di melodia iniziato ad esplorare con "Breaking the Habit".
Ho avvertito una specie di deriva verso una sonorità rock che nell'atto della trasformazione ha perso il proprio centro.
Propriamente ed essenzialmente
rock sono invece i
Negramaro, dei quali sto sentendo "La Finestra": dolci e forti, come il caffè della moka estremamente zuccherato che assumo giornalmente in questo periodo. Bella roba, insomma, da sentire e risentire. Nella track che dà il titolo all'album si concedono una sperimentale incursione in ritmi diversi, con beat decisi e piccoli scratch; senza la pretesa di possederne le regole. Approccio intuitivo e saggio.
Il richiamo del Metal (
Industrial) ritorna nella forma di uno squarcio al cuore gustoso come il sapore del sangue.
Felice Nella Schiavitù vado a pompare dalle casse un amore mai sopito. Che mi divora da dentro e da fuori, indistintamente. Ma quando si è schiavi dove sta la distinzione tra il dentro ed il fuori, ciò che ci governa e schiaccia carezzevolmente ed il mondo? Non esiste un "mondo", un "resto del mondo", un "diverso". Tutto sta nella mano che colpisce, entro il suo enorme palmo.
Per calmarmi ho necessità della voce amplificata e morbida di una femmina.
Ani DiFranco fa al caso, la aggiungo alla lista di Winamp.
Cantautrice, non mi ha lasciato con le riserve che solitamente mi fanno storcere il naso rispetto alla categoria. Pienamente soddisfacente. Vibrante. E' presto per dirlo, ma immagino non la troverò mai stancante: semmai, non sempre sarà la cosa adatta a costituire la mia colonna sonora; ma questa è una legge universale sin troppo ovvia e che non inficia in alcun modo quanto sento.
And moreover, she's leaving in the morning as well as we're going to us all; so let's not by shy. Let's not hesitate.

(
la cover di "Kiss" degli Arc En Ciel)