A parte che sto bevendo un latte di cocco freschissimo e gustosissimo, volevo parlare di cose serie.
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Che palle!)
Ovvero tirare le somme dell'ipotesi "conversione" e produrre quelle che potrebbero essere delle conclusioni effettive e definitive.
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Era ora! Ma non l'avevi già fatto?).
Infatti, sembrava che già avessi concluso quel che c'era da concludere. Così non è: perché, come io stessa con sorpresa ho ri-scoperto, spesso le scelte sono come cipolle. C'è da sfogliarle e spogliarle, ed ogni strato è quasi in pari misura pungente ed aromatico. Fino al cuore, al quale si arriva praticamente anestetizzati.

Ancora l'
appartenenza, ancora il ruolo, ancora la volontà tracciano i loro messaggi sull'acqua e sulla pietra.
Tre sono gli aspetti, ed i piani, attraverso e dai quali ho osservato oggi l'idea della conversione.
Il
piano ideale: quello nel quale il mio sentimento di appartenenza al mondo, al popolo, al destino particolare ebraico trova una corrispondenza diretta e totale nell'appartenenza riconosciuta e dichiarata dagli uomini.
Ideale per il quale mi sono auto-dichiarata, senza indugio, decisa alla conversione.
Il
piano teorico: quello nel quale le imperfezioni, ma anche le singolarità dell'umanità pongono questioni e veti al sentimento. E chiedono aderenza alla volontà umana, ai suoi criteri e metri di giudizio. E' il piano nel quale è possibile, sensato e sempre pensabile trovare una concordanza tra posizioni differenti, una sintesi delle interpretazioni ed una unità nella differenza.
Teoria per la quale diventa possibile coniugare teologia ed antropologia, indicazione ed interpretazione, volontà umana e volontà divina.
E venire convertiti pur dichiarando apertamente di amare il proprio stesso sesso e di voler continuare a mangiare molluschi.
Il
piano reale: quello nel quale la sintesi auspicata dal modello teorico - non per questo meno giusto e valido - spesso semplicemente non avviene.
Perché la perfezione esiste, ma non è umana: è intuibile e pensabile dall'essere umano, ma molto meno attuabile per le sue capacità e forze. E ciò vale per ognuno, si sa.
Realtà per la quale ha probabilmente poco senso che io mi converta, e che mi sollecita a costruire la mia persona, modellare il mio ruolo da artista quale affermo di essere: con i materiali che ho a disposizione, con talento ed ispirazione, con la freschezza e la fermezza.
quali sono le obiezioni che la "realtà" muove al mio indirizzo e verso la mia conversione?
obiezione!
Sono
bisessuale. Lo ritengo un aspetto di me assolutamente naturale, bello e che non infrange alcuna legge divina, nè tantomento può "infastidire" d-o.
Ora, non conosco... "come d-o comanda" l'argomento. Ma, pur mettendoci tutte le discussioni e specifiche del caso, mi risulta che l'omosessualità nelle religioni abramitiche sia essenzialmente considerata peccaminosa. Lo scrivevo pure oggi,
"a casa di" Marco.
Il che, di per sè, sarebbe il meno. Basta farsi i fatti propri, direbbe qualcuno. Oppure, direbbe qualcun altro, farsi i fatti propri significa giustappunto non omettere, non fingere, non dire falsità. Tralasciare informazioni non perché ci si comporta con naturalezza e si lascia spazio alla casualità, ma perché ci si comporta con intenzionale insincerità.
Sono quel che sono. E la scelta si pone quindi tra il tacere una propria caratteristica volutamente e l'esprimere se stessi non ostentatamente, ma solo apertamente.
Dal mio punto di vista l'orientamento sessuale non dovrebbe costituire mai un ostacolo ad una conversione. Ma dato che si pone come "requisito" per la conversione al cattolicesimo la rinuncia a comportarsi come (omo)natura detta al proprio cuore e corpo; io mi figuro che anche per una conversione all'ebraismo si dia per scontato e rispettato il divieto ad unirsi con individui del proprio stesso sesso.
E' normale, direi.
Tuttavia, per scrupolo, questa questione la porrò al primo rabbino, fra quelli di cui ho il contatto, che mi capiterà di inchiodare.
Ci credete? La cosa m'è venuta in mente soltanto 2 gg. fa. Proprio non l'avevo calcolata.
Lizzy the lezzy mi sta antipatica a pelle, e chissà quant'è veritiera la sua presentazione della vita omosessuale in Israele. Merita comunque una menzione: lei è "out and proud", io sono "out, proud and tranqui".
obiezione!
Alcune
prescrizioni alimentari, per le motivazioni che le sostengono, non le condivido.
Anche se stanno scritte nella Torah, esatto.
Come la mettiamo?
Volendo convertirmi, so bene che mica posso sindacare 306,5 mitzvòt su 613. Anche se lo ritenessi, o addirittura fosse, giusto.
Di nuovo, potrei pacificamente esser ligia alle regole finché non abbia ottenuto ciò che desidero, e poi fare quel cispios che mi pare. Ma credo sia anche per questo che ci vogliono anni per convertirsi all'ebraismo: per segare le gambe ai disgraziati che la prendono alla leggera. L'ho sempre detto, meglio vi sia più severità che meno.
Mi auguro non serva che io dica cosa penso di chi intrallazza beatamente e manca di rispetto - a chicchessia e a qualunque cosa -. La lealtà è ciò che mi muove là dove è più profondamente possibile entrare. Meglio un passo indietro anche se si sta stretti, piuttosto che uno in più se si rischia di calpestare persone e princìpi.
obiezione!
Penso che la correttezza dell'insegnamento dei precetti e la validità dell'
educazione religiosa dei figli non sia necessariamente subordinata all'appartenenza effettiva al popolo ebraico. Ma, naturalmente, dubito che il popolo ebraico la pensi allo stesso modo!
Penso anche che la circoncisione all'ottavo giorno di vita, come il battesimo poco dopo la nascita ed altri atti che dipendano unicamente dalla volontà di terzi, sia di fatto una
prevaricazione sul diritto alla scelta della persona sulla quale viene praticata. Si leggano i commenti
qui.
Ce ne saranno pure altre, ma direi che queste sono sufficienti come antifona.
Molto di tutto questo non mi sarebbe nemmeno saltato agli occhi se non avessi seguito quel che sento giusto e basta; facendomi tutte le domande che sono riuscita a immaginare e, soprattutto, concedendomi ed accettando tutte le risposte che ho potuto trovare, senza eccezione.
Nulla poi - la conversione, il noachismo, l'ebraismo e la mia stessa scelta - mi sarebbe stato altrettanto chiaro ed avrebbe avuto il medesimo valore e significato; se non avessi agito
invece di fermarmi a ponderare.
Spiegherò, finalmente,
chi voglio e spero di saper essere nella vita, e dove mi colloco e perché rispetto all'ebraismo; in un nuovo post.
Che segnerà l'inizio di una seconda fase nel mio percorso di "ri-creazione" spirituale.
Tutti gli interventi relativi rientreranno ugualmente nella categoria "conversione", in quanto il termine ben si presta ad indicare e descrivere anche quella che, pur non dando adito ad iscrizioni nei registri, è una concreta conversione della mia esistenza.