domenica, 24 agosto 2008, ore 11:47

Le Olimpiadi stanno terminando e, come deciso mesi fa, io ho cercato di seguire un programma diverso dal solito. Non sono riuscita ad evitare integralmente, come immaginavo ottimisticamente di fare, di vedere le gare in televisione: avrei dovuto persino pranzare isolata nella mia stanza e come detto il mio intento non era certo di boicottaggio estremo.
E nemmeno mi sono buttata a capofitto nella cultura Cinese come avrei invece voluto. Insomma, nessuna rivoluzione di metodo, per ora.
pipa - pear shaped lute Però due cosette, fra le altre, le ho scoperte lo stesso: per esempio che la corrispondenza con determinate figure e funzioni sociali vale non soltanto tra queste e gli organi del corpo nella medicina tradizionale, ma anche per le note musicali
Oppure che le cifre relative al numero di Cristiani presenti nel paese viaggiano su due binari distinti: stando ai numeri della Chiesa "patriottica" pare infatti mi fossi fatta un'idea ben lontana dalla realtà; stando invece a quelli includenti la Chiesa cosiddetta "sotterranea", o "clandestina", o comunque non riconosciuta dal governo, affermando che "la Cina è un baluardo della cristianità" ho sparato forse una minchiata un pochettino meno grossa di quanto mi era sembrata nell'atto di recuperarla dagli archivi della memoria.
(Certo, lasciar intendere che il Papa non avesse alcun bisogno di andare in visita in Cina, perché essendo la maggioranza Cristiana la nazione è vi-cina a Roma; questa è una minchiata e basta: vedi pagina 1, intervento 13 di questa discussione. L'utente [ever] sono io).
Wong Kar-Wai, invece, già lo conoscevo ed amavo. Ah (sospiro).

2046








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mercoledì, 06 agosto 2008, ore 17:14

Tra ieri ed oggi ho concluso le "trattative" per un nuovo incarico lavorativo, incarico che qualche giorno fa auspicavo di ottenere. Ho avuto ciò che volevo, ed anche qualcosa in più. Il contratto di collaborazione verrà firmato a fine mese, ma ciò che conta è che ho apposto il mio sigillo sul progetto che più mi piaceva fra i quattro che mi sono stati proposti. Per farla breve:
1. per chi non mi conosce o non ha avuto l'occasione di parlarne, va detto che da qualche anno lavoro nell'ambito dei servizi sociali, area disagio&disabilità. L'ultimo incarico che ho assunto è stato come assistente ad personam di un bambino di prima elementare; quest'anno ne ho avuto uno analogo.
Non so ancora con quali tipologie di disabilità entrerò in contatto stavolta, ma pare che la situazione risulterà estremamente flessibile: lavorerò in equipe (finalmente!) ed è probabile che mi trovi a gestire anche più di un utente con il relativo percorso scolastico.
2. lavorerò di nuovo in una elementare, o primaria che dir si voglia; il che per me è altamente preferibile al trovarmi in una materna o peggio in una media. Hanno un bel dire che le medie mi sono sembrate dei gironi infernali solo perché le ho "affrontate" per delle sostituzioni, la verità è che chi vi entra non ne esce. Non sano ed equilibrato, comunque.
3. la scuola si trova in centro città :) E pensare che mi hanno proposto di lavorare nel mio stesso paese, credendo di farmi un favore. Per carità... soffocherei. E poi in questo modo posso raggiungere in breve anche la mia "pastès", che sta per farsi il nido downtown.
4. ho quasi raddoppiato il numero di ore settimanali: quasi un tempo pieno (e di conseguenza parecchi soldi), ma con un margine di respiro che non è mai da buttar via. Mai.
5. dulcis in fundo, non lavoro di Sabato. Eheheh. Proprio su questo vale la pena spendere qualche parola...

... mi sono tormentata discretamente, nei due giorni precedenti il colloquio, cercando di capire quale fosse il miglior atteggiamento da tenere. Ero preoccupata di non riuscire a trovare lavoro - cosa per me già sufficientemente dura - ora che, come ulteriore difficoltà; mi si pone la necessità di non esercitare proprio in un giorno il quale, oltre ad essere feriale dal punto di vista civile, normalmente per diverse professioni è pure impegnativo.
La volontà personale spesso, quando non ci cozza contro addirittura, deve armeggiare non poco per trovare i giusti compromessi con certe realtà; a maggior ragione se queste sono strutturate ed hanno un potere sui bisogni primari della persona.
Tuttavia in questo caso il mio disagio era generato non certo da questo dato di fatto, e nemmeno dalla prospettiva di rischiare di restare senza occupazione - una volta passate in rassegna tutte le opzioni sul mercato - e senza sbocchi in altri ambiti. Era generato invece dalle responsabilità che ho verso due precise persone, mio padre ed Anonima Bresciana; responsabilità che non sto a raccontare ma che hanno il loro peso specifico... ed è cosa universalmente nota e risaputa che, quando non si agisce unicamente per se stessi, ciò che già è complicato o pesante lo diventa maggiormente.
Per questo ho esitato a porre come condizione imprenscindibile l'avere il Sabato libero: non si pensi che, lancia in resta e senza dubbio alcuno nella testa, abbia agevolmente decretato che così doveva essere. Non mi sono decisa subito, nè tantomeno si è trattato di scegliere come di bere un bicchiere d'acqua.
E nonostante questo ogni volta che sono giunta al punto cruciale, per vie e per motivi diversi, non ho potuto far altro che constatare che quell'unica, ma irrinunciabile condizione andava stabilita una volta per tutte e messa sul tavolo; necessariamente.
Perché il compromesso è sì necessario, ma come le aziende e gli enti di vario tipo hanno un sacco di richieste da imporre al lavoratore assunto, anche l'individuo - sia come lavoratore che come uomo - deve avere la decenza non di porre condizioni assurde per rabbia o spirito di rivalsa, ma almeno di darsi e non perdere di vista i propri personali punti fermi.
Perché non è vero che "adesso non è il momento giusto". Ho i miei momenti migliori, quelli meno buoni e quelli pessimi, in ogni senso; ma non è un tipo di cosa, questa, che necessiti di essere particolarmente soppesata e valutata entro la contingenza e le possibilità del momento. E' una di quelle che "si fanno o non si fanno", per loro natura, e le contestuali condizioni psicologiche, monetarie, familiari, sociali e quant'altro non hanno voce in capitolo; se non per una reale, ma minima incidenza. L'avrebbero se una necessità simile fosse nata come adeguamento ad una situazione esterna; ma la mia intenzione è al contrario di adeguarmi a me stessa e alla mia "radice".
Perché tutta la questione si riduce, essenzialmente; al riconoscere, come suggeriva Florencia a Cristina in "Spanglish", "cosa desideri per te stessa dalla vita". A cosa - che sia lampante o meno - è per ciascuno non solo necessario ma assolutamente essenziale, non genericamente positivo ma perfetto ed esatto, non piacevole ma unico. E senza bisogno di vagare tanto in giro nè di arrovellarmi sui massimi sistemi io so e sento - so perché sento - che quel qualcosa per me è lo shabbat; con tutte le sue le vastità e varietà di significato. Nello shabbat non c'è ancora tutto ciò che conta per me, altre cose si potrebbero e si potranno enumerare. Ma non occorre adesso ed è già abbastanza incredibile ed entusiamante sapere di avere un qualcosa, di enorme persino, quando fino a pochi attimi prima non si possedevano che simulacri siglabili dagli analisti del Rorschach come "devitalizzati".


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domenica, 15 giugno 2008, ore 16:28

La grandiosità dei movimenti di una fiamma calda, accompagnati dagli archi - non necessariamente maestosi, anzi meglio se giocosi - è impareggiabile.

Ho ascoltato qualcosa da "I Pini di Roma" di Respighi, il quale mi era stato utilmente consigliato da svivi nei commenti a questo post: ed ho trovato che non mi convincevano nè piacevano molto, nonostante non ci sia proprio nulla da togliere al compositore.
"Le Fontane di Roma" già son cosa diversa, ma ancora di più lo sono le quattro "Antiche Danze" e "La musica Notturna delle Strade di Madrid"; queste ultime le adoro.

"Le confessioni di un malandrino", musicata da Branduardi; ci ha messo tre ascolti a farmisi familiare. E' la trasposizione di un testo di Sergej Aleksandrovič Esenin. Adesso non me la scollo di dosso, con la sua malinconia arcaica e leggera.

E la segue il già citato "Adagio in G Minore" di Albinoni, che ho ritrovato nel "Concerto Barocco" diretto da Karajan, comprendente certe cose da far rabbrividire nel pieno dell'Estate; di cui ancora devo verificare gli autori.
Non dirò mai più che il Barocco mi schifa, almeno in musica. Nell'architettura invece, accidenti che schifo.
Il "Poco Allegretto" dalla Sinfonia n. 3 in F Maggiore di Brahms è un ottimo motivo per indurmi ad ascoltarlo oltre; mentre Rachmaninov continua ad attrarmi e respingermi, alternativamente, secondo i brani.
Dall'Adagio di Respighi per violoncello ed orchestra, suonato dal magico Maisky, imperturbabile passo ad "Homecoming" di Kanye West: confesso però che non ho capito quale sia il contributo dato alla canzone da Chris Martin, che per altro mi sta antipatico a pelle.

Non condivido la convinzione di West d'essere destinato a rivoluzionare la musica attuale con il proprio genio. Bravo lo è, comunque, e allora alzo ancora un pochetto la manopolina del volume, toh.
Non che ci siano in giro così tanti artisti degni dell'hip hop, lui a mio parere lo è.
Ma poi son quasi sempre i classici e la meravigliosa Old School a vincerla, a partire da MC Hammer. You "can't touch this", inutile provarci stupidi wannabies. Timberlake se li magna tutti i piccoletti d'oggi con l'aspirazione a farsi l'immagine di "figo cresciuto nelle difficoltà".
Alla faccia dell'idolo delle ragazzine che era ed è: lui sa fare la sua cosa. E questo è quanto.
Ciò che porta il suo nome è lui che lo produce e lo crea: nessuna comparsata casuale, collaborazione a scopo di spinta promozionale, cazzate pseudo-ritmiche.
E nonostante sia giunta a disprezzare discretamente Madonna, i miei 4 minuti con lei ed il succitato genio-figo Giustino me li piglio a ripetizione. Amen.

Dopo però passo a roba Italiana.

E' stato giustamente detto che il Rock ha ben poco a che spartire con il Metal, nonostante l'apparente contiguità (??) di sound. Il Metal è pulito anche quando la chitarra è "sporca", è la cosa tagliente ed elegante che serpeggia nei System of a Down o che si manifesta spudorata nel theme di "Requiem for a Dream".
Che ci si creda o no, il Metal è nella Classica. Così come la Classica si è insinuata senza sforzo nel Metal, perché altro non è che la sua natura molto vera e poco nascosta; per lo meno per chi l'ascolta abitualmente.
Dovendo "classificare" i Subsonica, non li infilerei mai nel rock nostrano e solo per una questione di correttezza tecnica li definirei "elettronica". Prima di questo, fanno metal: nei testi e nelle forme sinuose, dure, pure di tutte le strumentazioni.
Splendido "L'Eclissi", all'altezza di "Terrestre": ho tremato al primo ascolto, per la paura che come accaduto ai Linkin Park decadessero dopo aver toccato una vetta ed averci consegnato qualcosa di tanto perfetto.
Nel caso dei LP, questa bellezza che esonda dagli argini l'ho riscontrata nel secondo album in studio, "Meteora". Permettetemi di non parlare dell'unico e penoso live da loro registrato. "Meteora" è la conferma e l'apoteosi del crossover e in particolare dell'ibridazione metal-hip hop; che chiamare nu-metal mi pare un affronto in tutti i casi.
"Minutes to Midnight" mi ha deluso. Non che manchino le belle canzoni, quelle in cui non proprompe una melensaggine dolente poco conforme allo stile e poco convincente, in definitiva. Una su tutte, "In Pieces", la quale riprende un tipo di melodia iniziato ad esplorare con "Breaking the Habit".
Ho avvertito una specie di deriva verso una sonorità rock che nell'atto della trasformazione ha perso il proprio centro.

Propriamente ed essenzialmente rock sono invece i Negramaro, dei quali sto sentendo "La Finestra": dolci e forti, come il caffè della moka estremamente zuccherato che assumo giornalmente in questo periodo.  Bella roba,  insomma, da sentire e risentire. Nella track che dà il titolo all'album si concedono una sperimentale incursione in ritmi diversi, con beat decisi e piccoli scratch; senza la pretesa di possederne le regole. Approccio intuitivo e saggio.

Il richiamo del Metal (Industrial) ritorna nella forma di uno squarcio al cuore gustoso come il sapore del sangue. Felice Nella Schiavitù vado a pompare dalle casse un amore mai sopito. Che mi divora da dentro e da fuori, indistintamente. Ma quando si è schiavi dove sta la distinzione tra il dentro ed il fuori, ciò che ci governa e schiaccia carezzevolmente ed il mondo? Non esiste un "mondo", un "resto del mondo", un "diverso". Tutto sta nella mano che colpisce, entro il suo enorme palmo.

Per calmarmi ho necessità della voce amplificata e morbida di una femmina.
Ani DiFranco fa al caso, la aggiungo alla lista di Winamp.
Cantautrice, non mi ha lasciato con le riserve che solitamente mi fanno storcere il naso rispetto alla categoria. Pienamente soddisfacente. Vibrante. E' presto per dirlo, ma immagino non la troverò mai stancante: semmai, non sempre sarà la cosa adatta a costituire la mia colonna sonora; ma questa è una legge universale sin troppo ovvia e che non inficia in alcun modo quanto sento.
And moreover, she's leaving in the morning as well as we're going to us all; so let's not by shy. Let's not hesitate.


200px-Kiss_cover_larc-en-ciel(la cover di "Kiss" degli Arc En Ciel)
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giovedì, 05 giugno 2008, ore 15:16

Ho appena scoperto che "All by myself" è stata scritta sulla musica del concerto per pianoforte n. 2 di Rachmaninov. Meglio tardi che mai, si dice. La cosa però non fa che ricordarmi quanto poco mi piaccia quella stessa musica.
Meglio allora aspettare che si completi il Brahms, e vedere se è stato lui a comporre quella meraviglia che ho risentito oggi in "Interludio" (quello del 1968).
Accidenti a me che ho sempre trascurato la classica. Adesso so appaiare giusto un paio di titoli e riconoscere un paio di autori; e per il resto devo tirare ad indovinare.
E poi non so perché, proprio in queste giornate di pioggia e di solitudine, vado ad impegolarmi da sola guardando film sentimentali. Vuoi perché Luce e Rachel si mettono insieme (ed io non c'ho nisciuno con cui uscire e nemmeno a cui chiedere di uscire), vuoi perché Werner qualunque ruolo interpreti mi spara diretta nel mondo dei sogni; oggi sono persa nelle mie fantasie e immagino che riuscirò a buttar giù sì e no tre righe di lavoro.


contagious by spider kiss

p.s.: alla faccia di Brahms, la musica che cercavo è invece l'adagio in G minore di Albinoni. Amen.
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venerdì, 16 maggio 2008, ore 15:08

Il photoblog si farà: si chiamerà Negativa.
Ho iniziato a sistemare un template base di Splinder, voglio che sia una cosa leggera e il più minimale possibile.
Una foto a pagina.
Presto.

Fra Jules & Jim io prendo Jules. Ma senza andirivieni. E figli, non saprei. Davvero non saprei.

In pochissimi mi conoscono come Cecilia, al di fuori della rete.
Il nome che mi hanno dato è un altro.
Ma Cecilia non è un nome falso, e nemmeno un alias. E' il mio secondo nome. Che si sta trasformando da parola astratta che non mi riguardava a vero nome: usato, sentito, significante.
E che per di più ho scelto consapevolmente.
Perciò chiamatemi cecilia, è una donna reale quanto d.

E' bellissimo sentire l'acqua che scorre nel canale. Senza pensare che si chiama acqua.
cecilia2day
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mercoledì, 14 maggio 2008, ore 07:57

"Vieni a ballare in Puglia" di Caparezza, che mi sono procurata dopo aver letto questo post, inizialmente l'avevo sottovalutata. Forse perchè Caparezza è uno di quei bravi artisti a volte un po' penalizzati dal proprio stesso stile: è fin troppo facile farne indigestione e "rifiutare di nutrirsi" poi per diverso tempo.
Ad ogni modo, mi sono ricreduta: buon pezzo, anche migliore del previsto. Memorabile senz'altro quell'inserto quasi-finale: "Oh Puglia Puglia mia tu Puglia mia, ti porto sempre nel cuore quando vado via... e subito penso che potrei morire senza te, e subito penso che potrei morire anche con te!".
Immancabile, ma se mancava non ci disturbava, la scenetta che parte dopo alcuni secondi di silenzio.
"Il Signor Rezza Capa è accusato di vilipendio al turismo di massa e di vilipendio verso il fronte, l'imputato ha qualcosa da rettificare?".
"Non ora, Signor Giudice: sto giocando ai videogames!" (abbia pazienza, eh).

CapaRezzaArtistArchive
Ascoltando "New Soul" di Yaël Naim poi, sul ripetuto "I could learn a bit 'bout how to give and take", ho fatto un certo pensiero.E cioè: com'è che il "dare e prendere" Inglese diventa in Italiano "dare e avere"?! Dallo scambio reciproco ed equilibrato ad un mezzo conservatorismo, protezionismo.
Le due voci, così come sono, mi sono sempre risultate sbilanciate anche in partita doppia.
Possono al massimo non risultare scorrette linguisticamente, se è vero che rispecchiano un certo tipo di società che si trattiene e trattiene. Non dico che vi sia una correlazione diretta, ma avrebbe il suo senso.
[Fra parentesi quadra, la canzone non è male ma questo lancio sanremese / pubblicitario non raggiunge lontanamente la bellezza di "Pachad"].

yael-naim
Ella e la sua versione della Porteriana "You're the top" lasciano estasiati, e non c'è davvero nulla che si possa aggiungere. Ad eccezione di questo: non è male nemmeno la versione di non so chi che fa da sigla d'apertura a "What's up, Doc?", altrimenti conosciuto come "Ma papà ti manda sola?" di Bogdanovich. In linea con il tono della commedia.

ella
Grande scoperta, recentissima (di ieri) sono stati invece gli Agricantus. Appaiati a "Gocce" dei Nidi d'Arac fanno una porca figura.
Per la serie "Sud-iamo allegramente" segnalo anche la sigla della serie televisiva "La Nuova Squadra", che ho reperito intera e addirittura cantata da non so chi (di nuovo), ovviamente comunque napoletano e ovviamente ci ho capito sì e no una parola.

agricantus
Sul versante classica, infine, sto ascoltando cose sparse di Maurizio Pollini. Forse "godurioso" non è un aggettivo abitualmente utilizzato per descrivere il genere, ma tant'è. Io godurio.

pollini
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martedì, 13 maggio 2008, ore 02:07

E' stato un caso, una coincidenza significativa, che proprio nei giorni della rinnovata rissa sulla legittimità di Israele io mi sia vista "Persona non grata", la pellicola di Oliver Stone che somiglia per stile ad un documentario, ma che ne possiede il tratto di curiosità in sovrabbondanza ed il carattere investigativo in difetto.
Non è un documentario di taglio classico ma nemmeno un documentario personalistico, alla Moore; e per questo suo fare la spola e non trovare mai un centro appare di fatto un po' sconclusionato: quasi più uno sfizio del regista che non una prova di superamento degli schemi.
Si parla di Medio Oriente, di conflitto in senso lato tra la geograficamente indefinita Palestina e lo stato d'Israele. Siamo nel 2002, Arafat si concede schizzinoso mentre Sharon ha ben di meglio da fare e fa riempire parecchi spazi della pellicola da Peres e Netanyahu.
I quali, fra parentesi, ci lasciano alcuni fra i pochi frammenti davvero interessanti del film, considerazioni da citazione in mezzo a riprese di poco conto, riflessi parziali ed improvvisati della realtà.
Ben diverso insomma dal docu-film di Saverio Costanzo uscito giusto un anno dopo, Private; al contrario apprezzabilissimo oltre che stilisticamente innovativo.

"Credo che in questo momento il problema sia più emozionale che territoriale, più psicologico che logico. Due persone arrabbiate che non possono più sopportarsi. Il Medio Oriente è pieno di lingue e duro d'orecchi".
(Simon Peres sul conflitto Israelo-Palestinese)

"(Nizar) Qabbani, poeta Arabo Siriano non necessariamente filo-Israeliano, ha scritto: «Per gli Arabi è ormai venuto il tempo di iniziare una vera battaglia di liberazione. (...) Dobbiamo liberare noi stessi dall'impero più grande che è come un giogo sulle nostre spalle». E qual'è l'impero? Quello delle parole, della poesia. Diceva: «Per duemila anni siamo stati incapaci di usare il linguaggio in modo appropriato». Anche solo guardando le lettere Arabe si vede che sembrano puri ornamenti... perchè la lettera, la parola dovrebbe rendere la vita più facile, mi capisce? Perchè mai essere così precisi in ogni parola? E' una mentalità diversa".
(Simon Peres vagheggiando su diplomazia e contrattazione come possibili mezzi per la risoluzione del conflitto)

"Qual'è il test per un leader alla fine della giornata? Verificare la propria volontà di perdere persino la leadership per il motivo giusto. (...) Lottare per i tuoi valori, le cose in cui credi ed essere pronto a fallire. Vogliamo che i leader Israeliani abbiano questa capacità".
(Benjamin Netanyahu)

Cito la breve intervista, spezzonata, fatta ad un gruppo militante tra i Martiri di Al-Aqsa quale unica ulteriore nota "illuminante" pur nella prevedibile stoicità delle risposte.

E pensare che avevo registrato il documentario pensando che avrebbero tramesso questo film omonimo.
Fra Oliver Stone e Borat Sadiyev vince indubitabilmente quest'ultimo. Eh eh. Eh eh. Eh eh eh.
cecilia2day
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sabato, 10 maggio 2008, ore 19:52

... Özpetek quello di "Hamam". Altro che "Saturno Contro", che forse qualcosa che remava contro davvero ce l'aveva, e non ha saputo combatterlo.
L'ho visto oggi e l'ho amato: e di nuovo invece di liberare spazio sull'hard disk del videoregistratore ho deciso di non potervi rinunciare.
Soltanto mi chiedo ancora chi abbia ordinato quella coltellata (non dico a chi viene data nè le conseguenze, nel caso qualcuno legga ma non l'abbia visto e voglia evitarsi lo spoiler: prego quindi che anche i commenti lo evitino, magari se vi va scrivetemi che pensate in pvt).
Di possibilità ce n'è più d'una valida, e comunque mi piace che la cosa venga lasciata così, nel dubbio.
Mi piace immaginare scenari.


hamam
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venerdì, 09 maggio 2008, ore 02:02

E' cominciato in Gennaio, subito dopo la lettura delle Cronache di Narnia; il periodo di secca durante il quale non mi sono andate giù che poche pagine spaiate, mentre cercavo di concentrarmi su qualcosa d'altro e non trovavo nulla che davvero mi attraesse sugli scaffali di casa e della biblioteca.
L'ho superato all'incirca da un mesetto, grazie al tentativo azzeccato di abbordare una storia che mi incuriosisse ma fosse anche, al tempo stesso e soprattutto, una cuccia calda e familiare. In questo è riuscito, pur con le pecche del caso,
Lame di Luce, di cui avevo parlato qui.
Di seguito, un "para-poliziesco" di Colaprico,
Manuale di Sopravvivenza per Immigrati Clandestini; breve ma succoso e graffiante. E poi una raccolta di gialli di vario tipo con il cibo - amato o avvelenato - come filo conduttore: Giallo Uovo, edito unicamente da MondoLibri.


uovo

Tornata alla grande a divorare carta, ora mi trovo con una serie di libri e libroni vari impilati sulla scrivania, in fremente attesa ed in rapida ascesa.
In cima (attualmente in lettura) ci sta
Uomini che odiano le Donne dello Svedese Stieg Larsson, una stella del firmamento giallo scandinavo del calibro di Henning Mankell, ma pure con parecchio sale & pepe in più. Libro splendido, ancorchè con alcuni piccoli bloopers qua e là, capofila della trilogia di Millennium; terminata la quale dovrò rassegnarmi a non poter leggere più nulla di questo autore morto improvvisamente nel 2004 per un attacco cardiaco, appena dopo averla conclusa.
Su Carmilla trovate una paginetta a proposito di Larsson, contenente una panoramica concisa e significativa ed alcune domande che lui stesso si è posto in prima persona.


larsson
Sotto Larsson, vicini vicini, se ne stanno accoccolati i due volumi di
Guerra & Pace di Tolstoj, su quali è caduta la mia scelta per attaccare anche i grandi Russi grazie anche al suggerimento dell'utente Splinderiano omonimo.
Dopo di essi verrà
La Sonata a Kreutzer sempre di Tolstoj, prestito di un'amica che ho adocchiato dopo averne visto su Sky il piacevole adattamento nel film Quale Amore, diretto da Maurizio Sciarra e con la Incontrada, Pasotti, Foà. Mai nulla, credo, potrebbe eguagliare Vanya sulla 42ma strada di Malle; ma per meritare merita.
E ancora, dal momento che La Sonata uno sconosciuto l'ha definita il più dostojevskiano tra i suoi romanzi, potrò poi passare appunto al più ammaliante ai miei occhi tra tutti i Russi. Tappe certe:
Le Notti Bianche (see these comments), L'Idiota, Delitto e Castigo. Tappe successive, ignote.
Rimanendo in zona, mi piacerebbe approfondire ulteriormente la conoscenza di B. Akunin, che non è l'anarchico ma lo pesudonimo ad uso puramente letterario creato per sè da Grigorij Tchkhartichvili. Sua la raccolta di racconti
Le Città senza Tempo - storie di cimiteri ed il romanzo noir La Regina d'Inverno.


akunin

Di tutt'altro genere ma imprescindibile l'ultimo capitolo della serie di Harry Potter : I doni della morte. Lo so, è una vergogna che io ancora non l'abbia letto. Ma i dindi scarseggiano e dovendo sottostare alle crudeli leggi della prenotazione bibliotecaria, pratica aberrante perchè lunghissima e di esito incerto; attendo e mordo il freno imbottendomi di fan-fictions.

Torno a leggere, veh.
cecilia2day
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giovedì, 01 maggio 2008, ore 21:32

h 21:32

"Non mi dispiace vivere da solo.
Mi dispiace essere solo
".

(Jesse Stone - Tom Selleck in "Missing - Dispersa")


h 3:20

vescica gonfia, occhi gonfi, cuore gonfio
espiro un fiato un po' dolente attraverso il labbro addentato
il resto è (una) storia
(solo) una storia.

a chi va un bicchiere quando volano le falene, mi scriva domani sera, qualsiasi ora va bene
(avete mai brindato alla salute di uno sconosciuto lontano mille miglia da voi, con tanto di tre tocchi e "ding" sul monitor?)



hopper
(Edward Hopper, "Automat")
cecilia2day
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