lunedì, 18 agosto 2008, ore 12:09

Sabato 16 mi sono beccata un ottimo concerto, che non ho segnalato perché ho deciso di andarci un attimo prima di spegnere il pc per lo Shabbat - ho fatto in tempo giusto a scoprire il nome del gruppo (Shooglenifty), l'area di provenienza (Scozia) ed il sottogenere (musica celtica progressiva: sembra uno scherzo, invece la fanno sul serio!).
Ebbene, ve lo consiglio vivamente. Non sono dentro il circuito - piccolo, pare, ma vivo - degli appassionati di musica celtica e celtismo in Italia; ergo non azzardo giudizi tecnici.
Ma da profana innamorata della Scozia posso certamente affermare che se un ritmo ti fa muovere gambe e braccia senza che tu lo scelga, quel ritmo merita di essere ascoltato.
Un altro grazie al violino Angus Grant per aver riso con me dei miei barcollamenti sull'erba di fronte al palco - sembravo una vera Scozzese: prima ho danzato secondo le figure classiche e poi la stanchezza mi ha preso e fatto ondeggiare pericolosamente come fossi sbronza.
[Per la cronaca, sempre secondo Angus pare che Scozzesi ed Italiani messi insieme possano formare il ballerino perfetto: loro muovono quasi soltanto le gambe, noi ce ne stiamo timidamente incollati alle sedie ed agitiamo mani e busto].

angus grant - shooglenifty
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martedì, 15 luglio 2008, ore 12:10

Per uno degli ultimi post "a tema", nel quale rimarcavo una volta di più la mia necessità di capire quanto a fondo è necessario che io vada e mi collochi rispetto al credo ebraico; Alexis ha lasciato questo commento: "questo discorso mi incuriosisce parecchio... mi piacerebbe sapere cosa ti fa sentire vicina a questo credo, se è un'innata spinta dello spirito, una sorta di vocazione, o se ciò è frutto di anni di studio su se stessi e sulla propria spiritualità!". Ed io così le rispondevo: "... ti posso dire subito che tanto la vocazione quanto lo studio hanno concorso nel portarmi dove sono ora. e ti posso anche dire che senza la fede in se stessa, lo studio avrebbe avuto un immenso valore - però quasi "soltanto" culturale".
Rileggendo la mia risposta, però, in prima battuta ho sentito che qualquadra non cosava. Cose sottili. E cioè: mi pareva di aver - giustamente - posto la fede ad un livello non tanto più importante, ma diverso da quello assegnato allo studio (studio in senso stretto e ricerca in senso lato). Penso sia ovvio a tutti quanti che, senza fede, non si arriva in ogni caso ad abbracciare un determinato credo, che sia per conversione o meno. Abbracciare realmente, per convinzione; tralasciamo qui le abitudini, formalità, scelte dettate da motivazioni pratiche o convenzionali. E però non bastava. Perché anche se lo studio, per quanto illuminante possa rivelarsi, senza fede non conduce all'appartenenza religiosa; quel mio "soltanto" mi turbava. Gli ho perciò piazzato un "quasi" davanti, e me ne sono andata a fare la doccia.
E per tutto il mio quarto d'ora di doccia non ho avuto pace. Ero convinta d'aver detto una mezza verità, ma volevo capire dove stava l'errore, la mancanza.

L'errore sta qui: sempre senza venir meno all'assoluta necessità ed "imparagonabilità" della fede, lo studio per me non è stato negli anni solo uno strumento efficacissimo di ricerca e di orientamento spirituale. Non me ne sono servita in maniera razionale, ma in maniera passionale: pure se quest'affermazione può sembrare un paradosso, l'uso dell'intelletto e le sue produzioni concrete rappresentano per me non un mezzo bello eppure insensibile di conoscenza, ma piuttosto un cuore pulsante che apre una via elettiva verso il divino.
Mi rendo conto che il discorso è scivoloso, e che non so se sono poi in grado di spiegare come si deve la mia idea: perciò, a scanso di equivoci, ribadisco che non penso che l'intelletto possa, da solo e come "primo attore", condurre a d-o, manco per sogno.
Penso invece che, se voglio essere sincera - ed io lo voglio e devo - nel ripercorrere la strada che mi ha portato qui; bisogna che dichiari e guardi dal di fuori, magari con il vostro contributo, questo mio "pensare d-o". Che non corrisponde alla classica domanda filosofica sull'esistenza e sull'essenza del divino, ma va già oltre, e diventa una modalità sì di "conoscenza" (per quel che ci è possibile) ma soprattutto di contatto con una divinità della quale io ho definitivamente accettato l'esistenza e la "sovranità", direi.
Prima ancora di utilizzarlo coscientemente e scientemente per capire quale valore avesse il credo ebraico per me, dunque, io ho utilizzato lo studio per sentire d-o. Per avvicinarmici al di là delle sue esplicitazioni nella religione, in senso emotivo e spirituale.
Cose tanto diverse non sono per natura contrapposte ed inconciliabili, ma sono al contrario comunque unite direi più in osmosi che per complementarietà.

Ricordo la mattina del 2003 in cui detti l'esame di maturità - un esame bufala, ma questo è un altro tristo discorso.
Il fatto in sè che abbia prestato ben poca attenzione al ripasso della Repubblica di Weimar - argomento che fra l'altro mi ero scelta io e mi piaceva un sacco - rispetto a quella concessa al trattato di Laras "riassuntivo" del pensiero filosofico di Maimonide ed al cappuccino con brioche (in quest'ordine) non significa nulla; lo so.
Significa qualcosa però, forse, il piacere che ho provato in quella lettura.
Un piacere, ovviamente, non riconducibile soltanto alla soddisfazione intellettuale di capire 8 concetti su 10 (dopotutto non era Maimonide stesso, ma un saggio riepilogativo e chiarificatore). E nemmeno alla sola curiosità per i nuovi temi che stavo scoprendo. E nemmeno... vabbeh, ci siamo capiti.
Il piacere era primariamente intimo, legato ad un moto istintivo ed incontenibile che a parole tradurrei così: "ci sono! casa! capito! funziona! eccomi, ecco cosa sono e a cosa servo". Sentimenti non per forza e soltanto nati dalle idee specifiche del pensatore in questione, ma anche e soprattutto da un più indefinito humus del quale erano impregnate e nel quale mi facevano a mia volta sentire immersa.
La chiamerebbe "ebraicità", qualcuno. Il termine non mi dispiace. Ma niente disquisizioni linguistiche, per ora, che già la sto facendo lunga.

Senza scadere nel luogo comune, e senza aprire parentesi graffe sul fatto che in ogni luogo comune c'è (quasi) sempre un principio di verità nemmeno tanto fondo; si può dire che il mondo ebraico fa affidamento e leva in una misura enorme sullo studio. Sullo studio (e dire "studio" è differente dal dire "conoscenza"), sulla parola - verbo, sulla legge scritta e le sue intepretazioni.
Non dal nulla nasce questo witz:
Un goy disse a un rabbino: "Io mi faccio ebreo se tu mi mostri, almeno in sogno, il paradiso di Israele, per vedere se mi va bene". Il rabbino accetta, e, in sogno, lo accompagna, attraverso sentieri aspri e fangosi, fino a una capannuccia dove c'è un vecchio emaciato che, al chiarore di una lucernetta, legge un immenso libro. Il rabbino dice al goy: "È rabbi Aqivà, ed è in paradiso". "Ma come" - replica il goy - anche in paradiso deve studiare, e per di più in queste condizioni?". La guida replica: "Sì, ma vedi, questo è il suo premio: adesso capisce quello che legge".


179 - furio galli(opera 179 di Furio Galli - qui)

E già che ci siamo, sarà bene esprimere anche un concetto talmente ovvio da venire, talvolta, scordato: l'attrazione e l'amore, diciamo così, che si possono provare per una determinata cultura (più spesso che per un culto) ed il senso di appartenenza a quella stessa cultura o a quel culto non sono la stessa cosa.
Si possono "corteggiare" ed "acquisire", anche per il corso di tutta una vita: una tradizione, una cucina, una danza, una filosofia, un modo di esprimersi, uno stile di abbigliamento, una lingua, una corrente poetica, una rappresentazione del divino.
E si può, inversamente, conoscere poco ed applicare poco una tradizione con tutti gli annessi e connessi, e tuttavia percepirla nelle proprie profondità in qualità del suo senso profondo.
Amo la danza cosiddetta del ventre, ma non mi riconosco nei culti che l'hanno originata. Ne condivido uno degli originari intenti: la celebrazione ed attivazione della sacralità femminile; ma lo modello in una diversa ottica monoteista e non politeista, moderna e antica insieme, personale. Nella danza trovo un'espressione di me stessa che mi appartiene in pieno, ma caduti i veli e terminate le figure io non sono nè egiziana, nè musulmana, nè danzatrice.
Gli specchi che mi riflettono sono altri: la carta stampata, la menorah accesa, un flacone di profumo per metà pieno passato di mano in mano.

Ho trovato il mio centro, ma non mi sento proprio completa.
Non so nemmeno io come faccio, e se sia vero e non un'illusione, a sentirmi non soltanto figlia legittima di un credo scoperto inizialmente "per caso", ma anche (in un modo poco definibile ma ineludibile) appartenente ad un popolo che non è il mio, nè per fisicità nè per tradizione.
Eppure la cosa sta lì, non davanti a me ma dentro di me.
cecilia2day
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mercoledì, 25 giugno 2008, ore 13:03

dp
Non è la prima volta che leggo di questa soluzione energetica, ed oggi l'ho ritrovata qui. Sarebbe bello si diffondesse, ma posso immaginare che abbia un costo di installazione notevole: e nonostante il risparmio che porta a lungo termine non so in quanti sarebbero disposti ad adottare la piezoelettricità per un'applicazione simile, che non garantisce una contropartita sicura.
cecilia2day
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lunedì, 16 giugno 2008, ore 16:42

Ho una voglia pazzesca di frittelle: tutta colpa dell'inviato del Tg1, Marco Frittella. Io non sono affatto una persona golosa, naturalmente: non trafugo snack dal frigo di notte, non mangio eccessivamente e sono disciplinata in tal senso. A me non viene voglia di farmi un piattone di pasta alle 23:00 soltanto perché qualche personaggio di un telefilm ha nominato del cibo. Io non consumo caramelle come fossero respiri.
E' tutta colpa dell'inviato, tutta colpa sua e solo sua.

frittelle 2
E poi ho ancora più voglia, desiderio, bisogno irrefrenabile direi; di ballare hip hop.
Adesso che ho sottomano la discografia di Giustino la sindrome s'è fatta seria: se qualcuno passasse dall'ingresso e buttasse l'occhio nella mia stanza, penserebbe che mi sono venute le convulsioni per il fatto che sto troppo davanti allo schermo. Invece mi sto soltanto scatenando da seduta, non riesco a farne a meno.
Non so se riuscirò ad aspettare il Venerdì senza degenerare.

hh
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martedì, 06 maggio 2008, ore 14:16

Per la prima volta dopo molti anni mi sono trovata a congratularmi mentalmente per la buona riuscita della fiera TravagliatoCavalli: finalmente la struttura ordinata e l'estetica "pulita", l'accessibilità dei costi ed i contenuti di interesse si sono re-incontrati allo stesso livello.

Dopo aver parcheggiato la mia carrozza in prossimità dell'ingresso,
 P5030251mi sono fatta in due giorni consecutivi una sessione fotografica entusiasmante.
Fra uno scatto e l'altro (ne ho collezionati oltre 200, di cui almeno una ventina davvero buoni) ho incontrato parecchi personaggi:
dai musicisti country arrivati col macchinone

P5030279a chi il country lo ballava in pista sotto il sole, accogliendo con gioia la mescolanza perfettamente casuale di Inglese Americano, Italiano Ululato e Bergamasco Spinto...

P5030288... nel giro di pochi metri quadrati lo spirito esplorativo Americano s'è fuso con l'orgoglio Calabrese per la propria terra, per esempio.

P5030282Tra chi si faceva una corsa,

P5040431chi faceva conversazione

P5030344e chi ne approfittava per farsi trucco e parrucco,

P5040449non è mancata nemmeno l'occasione per giocare a palla:

P5030325e parlare di arte... da quella contemporanea di Piero Tramonta, che ricorda tanto le pezzate dei writers on the city walls (ed è un complimentone)...

P5030265... ad un Kandiskij aerografato su una griglia industriale:

P5030298Qualcuno, ostentando indifferenza, s'è addirittura messo in posa per la foto di rito:

P5040463Ora, non so a voi, ma a me vien voglia di prender su e partire.

P5030317
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giovedì, 17 aprile 2008, ore 14:45

Il Capitano Sira ha finalmente avuto l'occasione di rendermi pan per focaccia :) e mi ha coinvolto in un meme, il secondo per questo blog.
C'è chi l'ha intitolato "tradimenti", ma dal momento che non vivo la nomination come un tradimento preferisco pensare questo gioco come al famoso "obbligo o verità"... nel quale io scelgo sempre verità.

Stavolta il meme consiste nell'elencare sei cose che mi piace fare, numero che io prontamente cambierò in cinque oppure sette: amo i dispari ed il sette in particolare.

Eccole:

1. scrivere: questa più che una cosa che mi piace fare, è una cosa che non posso fare a meno di fare. In particolare se si tratta di scrivere (fare) poesia. Diro di più: scrivere è ciò che sono.
Eviterò però, per una volta, di dilungarmi in merito. Riprenderò più volte questa questione, sia qui che sul blog specifico.


pennino

2. giocare di ruolo: ho scoperto l'esistenza del gdr nell'ultimo anno di superiori, e mi è piaciuto subito così tanto che avevo studiato una tesi sull'argomento. L'idea oltre che appassionante per me era davvero ottima per chi avrebbe dovuto ascoltarla, ma è stata accolta con scetticismo e alla fine ho rinunciato. Non commenterò lo stato (penoso) della nostra scuola e dei nostri insegnanti.
Dopo un primo approccio all'universo dei gdr attraverso un amico di una mia compagna, master di d&d, approccio risoltosi in maniera disastrosa; ho rispolverato questo vecchio amore iniziando a giocare per davvero, a Vampiri. Ho iniziato da poco (due anni per un giocatore sono un'inezia), ho giocato a periodi e con fortune alterne e attualmente sono ferma da diversi mesi.
Ma il gdr è come la bicicletta: una volta imparato, non si disimpara. E di solito, a meno di non scoprire subito di non trovarci proprio nulla, non lo si smette più.
Tornerà il momento di giocare. Oh, se tornerà. Ho l'eternità davanti, per questo.


gang

3. ballare: sto riscoprendo ed accettando il mio corpo da poco. E lo sto facendo innanzitutto con la danza.
Non quella classica, naturalmente: le danze che prediligo sono quelle più antiche, meglio se legate all'aspetto spirituale, cultuale ed esoterico dei popoli a cui fanno capo: le danze orientali, quelle zingare, quelle africane.
Talvolta mi interesso alle danze popolari dell'area europea nella sua più vasta estensione, ma si tratta più di un interesse culturale che di un desiderio di provarle personalmente.


rachel bryce(Rachel Bryce, una delle danzatrici che preferisco)


4. usare le lingue straniere:  ho scelto il termine "usare" non a caso, per togliere l'impressione che sia un'attività del tutto mentale, di studio, di astrazione.
Innanzitutto per chi le voglia studiare, ma soprattutto per chi le ami; le lingue straniere hanno senso e futuro se usate, parlate, scritte; e non soltanto conosciute e capite.
E' stato significativo un episodio avvenuto lo scorso autunno a Roma: ho sostenuto un colloquio in una filiale Adecco, e scorrendo il cv che avevo appena compilato l'impiegata (gentilissima, la saluto qui anche se non saprà mai che l'ho salutata) si è stupita perchè avevo volutamente invertito i dati sulle mie conoscenze linguistiche. Di norma, nei curriculum il parlato di una determinata lingua viene indicato come l'aspetto posseduto dal candidato ad un livello più alto, mentre lo scritto è solitamente l'aspetto conosciuto ed applicato in maniera meno approfondita. Per me rispetto alla lingua Tedesca valeva il contrario, e così ho indicato... è stata un'occasione di riflessione, ma soprattutto un'occasione per chiacchierare :)
Tornando al presente, sono molte le lingue che, oltre a Inglese e Tedesco, vorrei imparare; quasi tutte legate ai miei interessi. Mi piace sfruttarle tutte, per quel poco o tanto che so; e rappresentano in ogni caso una mia peculiarità ed una tra le mie più grandi abilità.


Alef maghen david(un Maghen David creato con una serie di lettere Alef)


5. cucinare: anche questa è una novità piuttosto fresca. Come sempre, conta con che qualità e con che spirito lo si fa, più che quante ricette si conoscono.
Mi piace semplicemente essere libera di scegliere se, a che ora e cosa mangiare. Cucinarmelo da me, bene o male che riesca.
E poi mi appassiona sentire e mettere in atto il significato profondo del cucinare, del nutrire e del nutrirsi. Adoro fare del momento culinario, quando possibile, un momento sacro.
In particolare mi piacciono la cucina Indiana, Giapponese e poi Marocchina.


Lassi

6. camminare: nè correre nè passeggiare. Camminare, proprio. Magari senza meta, con o senza l'intenzione di vedere o fare qualcosa in particolare, delle commissioni per esempio. Ogni scusa è buona, in sostanza.

7. leggere: eh beh. Non l'ho messo assieme a scrivere perchè de facto sono due cose completamente diverse, oltre ad avere un diverso valore per me. L'ordine però è quasi casuale, non ho citato la lettura per ultima in quanto ultima nei miei "diletti".
Come dicevo ad Alexis nel commento a due post più sotto, sono una lettrice pressochè onnivora: in autori, generi, tipologie e ideologie.
Sono la classica talpa da biblioteca (per coniugare l'idea del topo da biblioteca con quella dell'intellettuale occhialuto); l'unica cosa che è cambiata da quando leggevo i libri pop-up dell'asilo ad oggi sono gli occhiali: gradazione più alta contro lenti meno spesse (pagando) ed antiriflesso (pessima idea), su una montatura decisamente più chic.


Ed ora, le nomination(s): soltanto tre, perchè mi piace di più.

- Elisa, appena conosciuta, con il suo blog rosacabarcas;

- Mirek, principe del piccolo regno di nessuno;

- ed infine gp, che trovate su Ventefioca.

Anche stavolta, ribadisco che le nomination non sono vincolanti: siete liberi di declinare se avete già fatto questo meme, se detestate i meme, se semplicemente non ve ne pò fregà dde meno :)
Hasta luego a todos.


p.s.: ora che ho assegnato le categorie, mi rendo conto di quante altre cose ci sarebbero da elencare e da raccontare... ma va bene così. Non è che un modo in più per ragionarci sopra, per scoprire, per aggiornare e riprendere... come tutto quanto il blog, no?!
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sabato, 05 aprile 2008, ore 01:32

... che sono quelle di Dostoevskij con la sua Nasten'ka ed un lui senza nome a San Pietroburgo, ma anche le mie ultime passate tra auto, autostrada (quasi) deserta, la città ed un morbido letto.

Sono stata accompagnata verso questa serata da una zuppa (Inglese) di stelle, frizzantina e nuova ad ogni sorso. I tasti e le corde hanno poi raccontato con voci alternativamente dolci e stregate fiabe di montagna e di brughiera, dove ancora si rammenta con chiarezza la natura ambigua e spesso crudele delle creature al di là di noi. E La luna rossa mi ha riaccompagnata sino al non-luogo di frontiera, luogo di lavoro di mio padre: sono felice dentro ad un crocevia. Aspetterò l'Estate per tornare a ballare anche qua, sopra il quadrato di un tombino di fronte alla notte che va, con mille ruote che la inseguono fischiando sulle nere lingue di sabbie freddate...
... prima di scegliere se lasciarmi mordere e sfiancarmi per rinascere, oppure ritrami ed avvizzire in un modo che non posso predire.

Ispirata da adonai, dhâ, adam, yehohanan ed angelòs; verso cinque poi sette e poi ancora cinque porzioni di suono nello schermo e nel cuore.
Fotografo il buio sotto la luna.
La luna ha bussato sul tetto, vado a dormire.



emilio napoleoni - untitled
(Emilio Napoleoni)


[Chi sa cogliere le citazioni ed i riferimenti, li colga].
cecilia2day
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sabato, 23 febbraio 2008, ore 22:46

Mi è stato chiesto, per un lavoro di gruppo, di portare una registrazione della mia canzone preferita.
La prima scelta, dopo un arrovellamento cerebrale durato due buone settimane (lo so, penso troppo!), è caduta su "Road of the Gypsies" del russo Loyko (ah da, ve la consiglio).
Peccato che, avendo iniziato ad ascoltare le nostre selezioni senza la coordinatrice (che è arrivata più tardi), non avessimo capito correttamente cosa fare.
Ci era chiaro che i cd dovevano essere anonimi. E perciò li abbiamo sparsi sul tavolo senza mostrarli.
Solo che poi, invece di descrivere dopo ogni singolo ascolto ciò che la canzone ci aveva trasmesso, avremmo dovuto indicare chi pensavamo l'avesse scelta.
Perciò io e Giacomo che eravamo gli unici ad averla "svelata" dovremo, per il Martedì a venire, sceglierne un'altra: chi mi conosce può ben immaginare che m'è preso un colpo a questa notizia!
Inaspettatamente invece ho risolto il dilemma subito: e questa volta opterò per "Ajde Jano", nella versione di Nigel Kennedy & The Kroke Band, con la partecipazione vocale di Natasha Atlas.

"Ajde Jano" è una canzone tradizionale Serba, spesso proposta in versione strumentale (che amo altrettanto).
Molto bella (anche se di due minuti più lunga e con un effetto ancora più cantilenante, o forse proprio per questo motivo) è appunto la versione strumentale della stessa Kroke Band; "reperibile" in genere con a fianco le diciture "narodna" (vero) e "klezmer" (abbastanza vero).
Ad ogni modo, ecco il testo (in Serbo-Croato):

Ajde Jano, kolo da igramo,
ajde Jano, ajde dušo, kolo da igramo.

Ajde Jano, konja da prodamo,
ajde Jano, ajde dušo, konja da prodamo.

Ajde Jano, kuću da prodamo,
ajde Jano, ajde dušo, kuću da prodamo.

Da prodamo, samo da igramo,
da prodamo, Jano dušo, samo da igramo.


E la relativa traduzione in Inglese, tratta dal sito di  Paul Boizot:

Come on, Jana, let's dance the kolo.

Come on, Jana, let's sell the horse.

Come on Jana, let's sell the house.

We'll sell them just so we can dance.


Non crediate vi sia una discordanza fra la musica ed il testo, nonostante la prima abbia un carattere malinconico e struggente (tanto da dare l'idea di una litania funebre) mentre il secondo invita a danzare e a liberarsi degli intralci materiali (tanto che potrebbe passare per una canzone zingara).
Chi ascolta la musica klezmer e/o la musica balcanica sa che gioia e tristezza raramente camminano da sole. E questo è uno dei motivi per cui la sento mia.

Mi resterebbe soltanto da imparare qualche passo di Kolo:
Encarta
Dada

kolobosnia
cecilia2day
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