E' terminata la Domenica appena passata la prima serie tv de "
Il Commissario de Luca", tratta dalla serie di romanzi di
Carlo Lucarelli a lui dedicati, con i quali fra l'altro lo scrittore ha "debuttato".
Mentre le prime due puntate mi avevano preso poco, andando avanti mi ci sono appassionata e soprattutto mi son resa conto che la serie valeva: non avevo da dubitarne, considerato chi fosse l'autore delle storie originali e co-autore delle
sceneggiature, tuttavia l'
ambientazione non contemporanea (si va dagli anni sotto il fascismo a quelli immediatamente successivi la liberazione) aveva inizialmente raffreddato un po' il mio entusiasmo.
Pecca mia, che successivamente è stata scavalcata dalla qualità del prodotto e dallo charme di
personaggi e dialoghi.
Preziosi, che non avevo mai seguito con attenzione prima ritenendolo non il primo fra i pagliacci ma nemmeno un granchè come attore, si è dimostrato più che all'altezza. Accanto a lui un bel Corrado Fortuna nel ruolo ricorrente di Pugliese e Rolando Ravello, il Vitale de La Nuova Squadra, in quello meno ricorrente di Rassetto.
"
Il commissario De Luca - ha spiegato Lucarelli
- non ha schieramento politico e poi non lo vedo come personaggio del tutto positivo. Non ha fatto una scelta quando avrebbe dovuto farla, è questo il problema che si porta dietro e che lo rende vulnerabile. E' certo comunque che metterebbe chiunque in galera se avesse commesso un crimine. De Luca vive di investigazione ossessiva, di ricerca della verità, ma anche di una precarietà assoluta che lo rende quello che è".
Stimolante (per noi spettatori, non per lui) anche la continua
alternanza dell'anno e delle località nelle quali De Luca viene trasferito (e coerentemente promosso / declassato) come si trattasse semplicemente di cambiare cappotto.
Mi ha colto così di sorpresa che la serie è scivolata via intera prima di poterci pensare su. Ma è roba buona, quindi a chi se la fosse persa consiglio quantomeno la visione della prossima.
A me resta un unico
dubbio: che lavoro fare da grande.
Poliziotta o serial killer? Ai posteri l'ardua sentenza.
(A proposito di serial killer, ho resistito a guardare soltanto la prima mezz'ora della prima puntata di "
La Linea d'Ombra", il nuovo programma in onda se non erro il Lunedì su Rai2 in cui
Massimo Picozzi racconta e analizza, ma meglio sarebbe dire che
pretends, as in English this means, di analizzare alcuni noti assassini seriali e non, italiani e non.
Mi aspettavo ben di più da lui, ma il programma è studiato in maniera molto evidente per risultare rapido, intrigante e se non spettacolare, certamente più d'impatto che di reale utilità alla comprensione del fenomeno).
Ieri sera (o notte, forse) invece sono felicemente inciampata nell'ultima puntata della prima serie de "
I Viaggi di Nina", in replica su Sky. Peccato appunto che fosse l'ultima puntata: l'avrei seguita dall'inizio se la descrizione fornita dal satellite non avesse indicato errroneamente come filo conduttore il tema della seconda stagione (il mondo delle escort e affini), piuttosto che quello della prima (il mondo delle lesbiche e affini).
Fick dich, sage ich.
Insomma, prima o poi riuscirò a vedermela. In un certo senso mi sono risparmiata di punzecchiare ed attivare la parte piangnucolosa di me stessa, la parte single e infelice di esserlo.
In un altro senso mi ha galvanizzata sul finale vedere immagini del
Big Mama's (e non faccio apprezzamenti su una certa ragazza inquadrata onde evitare che qualche eventuale fidanzata gelosa di cui ignoro l'esistenza controlli il mio indirizzo ip e venga a suonarmele).
Oh, ci son stata un'unica volta mesi fa, in Inverno, a consolarmi di certe perdite (leggi Roma) e a ridimensionarne certe altre (leggi Lorenzo). E poi non ne ho più avuta voglia. Però, però... ora hanno introdotto la serata hip hop, eccheccazzo. Magari quei jeans Mecca vecchi di anni 4 mi tornano buoni.