domenica, 17 agosto 2008, ore 19:12

Non ricordavo, finché non ho cercato una certa informazione in rete, che fosse esistita la setta eretica dei Cainiti o Caianiti. Di fatto, è stata una setta talmente sfigata che fatica persino a farsi memorizzare. Il nome della stessa però, scelto od imposto che sia (è più probabile la prima ipotesi) ha funzionato per me come uno specchietto per le allodole: non cercavo infatti alcuna setta eretica ma piuttosto i gruppi (di potere ma anche no) che, in Vampiri: the Masquerade indagano e/o contrastano le attività della società Cainita e di altri esseri cosiddetti "soprannaturali", legati alla Chiesa Cattolica o meno.
Nel corso della ricerca mi sono imbattuta poi anche in un'altra pagina, inutile a rintracciare i nomi dei tre principali gruppi succitati (che poi sono la Società di Leopoldo, l'Arcanum ed un terzo ignoto); ma che a causa di un paio di passaggi del testo mi ha fatto riflettere e riportato per l'ennesima volta alla mente un vecchio discorso che mi sta a cuore a proposito del gioco di ruolo.
Nella pagina in questione, dedicata all'arcivescovo sabbatico Monçada, viene detto che: dopo aver sostanzialmente agito come uno dei peggiori esponenti di quel cattolicesimo dedito all'acquisizione del potere temporale che nel Medioevo ha raggiunto la sua massima espressione, "l'uomo di Chiesa, protetto dalla Fede e dalle mura del Monastero [di Madrid], riuscì a evitare l'Abbraccio per più di un decennio". Ed anche: "Protetti dalla loro Vera Fede Monçada e i suoi seguaci continuarono a gestire parte dell'Europa occidentale".
Ora, a me non frega nulla di discutere del fatto che la Santa Romana Chiesa Cattolica Apostolica Eccetera fosse più o meno corrotta eccetera; o di quanto è fico Monçada. A me interessa notare che si adduce la riuscita del suo evitare i contatti con i Lasombra alla Vera Fede. Al che mi domando: ma che razza di fede sarebbe quella di un uomo che vive sbattendosene altamente di ciò che è comandato dal proprio dio? Significa che devo intendere il concetto di "Vera Fede" meramente come una credenza, convinzione nell'esistenza di una determinata divinità, slegata dai legami con la realtà - e soprattutto, indipendente dal comportamento e dalle azioni concrete del personaggio?

Non è che la domanda primaria, ma altre ce ne sono. Prima di tutto voglio controllare cosa "sta scritto" sul "sacro" manuale base di V:tM. Andiamo a vedere. Innanzitutto, la definizione di Vera Fede, che è una caratteristica particolare e non una disciplina, recita così: "La Vera Fede è una caratteristica speciale che solo pochi possiedono nel Mondo di Tenebra. Sebbene molti mortali siano più o meno credenti nell'esistenza di un potere o di uno scopo superiore, solo pochi possiedono la bruciante convinzione che detta forza li possa proteggere da creature come i vampiri. Mentre molte leggende raccontano che i Dannati provino una repulsione per le croci e simili, la Fede si può manifestare in qualunque forma religiosa. Un ebreo devoto potrebbe essere in grado di vincere un vampiro con la sua Stella di David o un taoista potrebbe farlo intonando speciali preghiere, ma un cristiano senza la Vera Fede non potrebbe fare nulla, anche con un crocifisso tra le mani. questa Fede non aumenta necessariamente con l'esperienza. Può certamente crescere con il tempo, ma è più una questione di convinzione e forza della mente. Non si tratta nemmeno di qualcosa che proviene da fuori, da un qualche dio o angelo. A prescindere dal fatto che le convinzioni di questi individui siano corrette o meno, esse sono talmente forti che li proteggono dai non-morti. A discrezione del Narratore, la Fede può aumentare o diminuire, riflettendo le convinzioni e lo zelo religioso della persona".
In questo brano vi sono due interessanti informazioni.
La prima costituisce più o meno la risposta ai quesiti posti più sopra. E' vero, infatti, che è la convinzione che una determinata forza esista ed agisca in suo aiuto, a creare una difesa effettiva e reale che "scherma" il personaggio dall'influenza di un vampiro. E' però altrettanto vero che, proprio sul termine, si indicano la convinzione ed anche lo zelo religioso come fautori di tale difesa.
Non occorre parlare oltre di Monçada: non v'è alcun dubbio che sia stato in vita e sia in non-vita estremamente credente. Ma quanto devoto? E soprattutto, quanto coerente con i principi del dio scelto come proprio?
Una seconda informazione è data dal rimarcare lo stato di dannazione entro il quale conducono la loro esistenza i Cainiti. Come in una qualunque società mortale, anche in quella Cainita abbonda la varietà di teorie e convinzioni personali in merito alla propria origine. Non tutti i vampiri necessariamente credono di discendere da Caino nè tantomeno che la propria condizione derivi dall'antica maledizione che si narra essergli stata imposta; specialmente se si tratta di vampiri abbracciati in epoche recenti. Tuttavia nel quadro più ampio del gioco è esattamente questa l'origine stabilita e proposta dagli autori del gioco stesso come valida - sempre entro i confini della speculazione intellettuale e ludica. E di conseguenza, quale che sia la posizione del singolo giocatore - personaggio in merito, non può da questo non nascere un proficuo conflitto tra una certa scala di valori mortali che attengono ed appartengono alla sfera religiosa in particolare ma non solo, e la scala di valori / obbiettivi - per lo più strettamente individuali, talora strutturati ed identificati nei "sentieri" - concepibili da un vampiro.
Pensando poi al dato di fatto che, chi più chi meno, i Cainiti si caratterizzano imprescindibilmente e si differenziano dai mortali (dai quali in ogni caso hanno origine) anche attraverso il loro scarso o scarsissimo livello di moralità, di socialità e solidarietà come normalmente le intendiamo; va da sè che "i Cainiti non hanno di solito punteggi in questa caratteristica, in fondo si considerano i Dannati. Riflettete molto, molto attentamente prima di concedere ad un vampiro tale potere".

A proposito di personaggi mortali, vi è poi un appunto che mi porto dietro da tempo concernente ancora la Vera Fede. Posso comprendere che si tenda, nei gruppi che giocano di ruolo Vampiri, a non considerare quasi per nulla i mortali - se non come pedine delle proprie macchinazioni personali. D'altra parte, le variabili di gioco e le impostazioni che ogni Master può dare alle cronache sono innumerevoli ed immense; ma in linea di massima si gioca a "Vampiri", e non a "Second Life". Ritenere, però, che inserire e giocare personaggi mortali non abbia scopo è a mio parere un errore cruciale.
Si pensi pure che lo affermo per tirare acqua al mio mulino, dacché io di personaggi mortali me ne sono creata ben due e vi sono estremamente affezionata. Non ho il potere di impedire a qualcuno di pensarlo (a molti?). Ma io intendo fare un discorso, letteralmente, di meta-sistema di gioco, ed almeno qui ne ho tutto il diritto.
Io ritengo che:
1. la Vera Fede dovrebbe essere una caratteristica perfettamente in grado di contrastare i Cainiti, nei modi e limiti descritti dalla stessa pagina del manuale base al capitolo "Le Regole". La misurazione dei "pallini" e la loro concessione col contagocce ha anche la fondamentale funzione di contenere e scremare gli inevitabili power-players. Ma, una volta che siano stati assegnati, sarebbe d'uopo che non rimanessero dei segni colorati sulla scheda ma potessero essere spendibili, usati davvero in game.
2. non dovrebbe esserci il limite, posto a cinque pallini, per la Vera Fede di un mortale: rispetto a questa precisa caratteristica non può valere l'assunto, altrimenti corretto, che un mortale è più "debole" di un Cainita. Perché la Fede - detta anche, off game, la fede - non appartiene (soltanto o per niente) alla sfera psichica della persona (che si sa, in un vampiro è immensamente potenziata). Appartiene (soprattutto o soltanto) alla sfera spirituale, sul quale piano non sono ipotizzabili distinzioni. Si tratta qui per il Master di decidere se vuole proporre la caratteristica di Vera Fede come una potenzialità psichica - in un'ottica scientistica, materialistica e magari atea - oppure se, al di là delle proprie idee personali, vuole associare la Fede a ciò verso cui normalmente essa si rivolge: un "essere" di un qualche tipo che prescinde e supera le limitate facoltà di un essere umano, permettendogli quindi anche di reggere l'urto che la sua mente comunque sperimenta di fronte all'uso di una disciplina vampirica.
E viceversa ritengo che, entro il cuneo ristretto che la moralità Cainita suggerita dalla White Wolf lascia aperto, sarebbe splendido esplorare certi paralleli: le possibilità di pentimento, redenzione ed appunto fede - sì, un vampiro credente e praticante, dannazione, può esistere! - dei personaggi anche magari allargando quel cuneo. Saulot docet.


sfera
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lunedì, 28 luglio 2008, ore 21:09

Oggi pomeriggio, a casa di Anonima Bresciana, mentre lei telefonava io curiosavo come faccio spesso fra i suoi libri, libretti, riviste, cd, dvd, manuali, book fotografici, quotidiani, pubblicazioni di millemila tipi.
Mi sono così imbattuta, fra le altre cose, in un libercolo (il denigrativo è voluto) di presentazione dei Testimoni di Geova. Nulla che non avessi già visto, sentito o letto; certo.
Ma non mi interessa ora - nè credo mi interesserà mai - parlare dei TdG. Ciò che mi interessa è approfittare di quanto ho letto sulla trasfusione di sangue per dire la mia.

gggf
Per farla breve, vi si diceva che, per essere in accordo con la legge mosaica e seguire il precetto di non spargere sangue, è necessario evitare anche di farsi trasfondere sangue altrui; e questo anche nel caso la trasfusione venga suggerita per necessità di salute o per un'emergenza che ponga il soggetto a rischio di morte.
Non so dire cosa indichi l'ebraismo al riguardo, nello specifico, ma due parole attorno al tema le posso spendere.
Il capitolo dedicato al sangue del citato libretto motivava, molto semplicemente, questa scelta spiegando che: come è vietato dalle norme alimentari ebraiche assumere il sangue dell'animale della cui carne ci si voglia cibare - in quanto il sangue è vita -, allo stesso modo immettere sangue altrui nel proprio corpo equivarrebbe all'assunzione di una vita che non ci spetta.
Il confronto con l'alimentazione mi ha condotto ad una prima, semplice ma non ovvia, considerazione: è vero che la Torah vieta di assumere sangue di qualsivoglia tipo, ed indica come nutrimento destinato all'uomo la carne degli animali permessi, e solo la carne (ed una parte delle interiora). Ma è altrettanto vero a mio parere - basta usare la logica, non occorrono profonde interpretazioni - che tra l'esempio del nutrimento con carne animale e l'esempio della trasfusione (entrambi chiari passaggi di materie appartenenti ad altri esseri viventi) intercorre una sostanziale, enorme differenza: in un caso la creatura perde integralmente e definitivamente la propria vita fisica, nell'altro ciò non accade affatto. Nella mia ottica, ciò comporta una rilevante conseguenza: con la trasfusione una persona riceve - da un donatore volontario - una "frazione" di vita che non gli appartiene. Una vita, però, che non viene lesa nè tantomeno sottratta integralmente; e che, anzi, rigenera e si autorigenera e continua a sussistere identica a prima. Mi pare questa, più che una sottrazione, una valorizzazione del valore del sangue. Dici poco...
... inoltre, per l'appunto, si tratta di una donazione cosciente e non imposta. Dettaglio non trascurabile direi; che rafforza ulteriormente la necessità di subordinare l'arbitraria sottrazione della vita animale da parte dell'uomo a rigorosi e rispettosi criteri.
Una seconda considerazione nasce poi dalla controversa specifica sulla "situazione d'emergenza". L'autore - posto che fosse uno solo - del capitolo dichiarava che sarebbe un atteggiamento errato essere più attaccati alla vita fisica, per altro non di nostra esclusiva... "proprietà" - qualora si creda in questo principio - piuttosto che all'obbedienza ai precetti divini. Che dire? Sono perfettamente d'accordo. Però.
Però, anche se la vita fisica non è quanto abbiamo di maggiormente importante e valevole; è un abominio peggiore averla in spregio che non esservi eccessivamente legati. E certo su quell' "eccessivamente" si potrebbe discutere sino all'arrivo del messia, ma in questo contesto non occorre. Il corpo fisico non deve trasformarsi in un idolo, ma: corpo, materialità, vita fisica e sensoriale sono "cose buone". Davvero, sta scritto! Eccheccazzo.
E sì, anche il cazzo è cosa buona, ed il sesso, ma non ditelo troppo in giro che poi sembrate meno "santi" :p Il corpo è un tempio: permettere che ospiti ed accolga la vita di altri uomini non può essere, in sè, considerato sbagliato. Dovremmo in tal caso rigettare anche lo sperma maschile: come i liquidi sessuali generano vita, così fa il sangue.
Tornando al trovarsi in una situazione che potremmo, usando un'espressione popolare e perfettamente calzante, definire "di vita o di morte"; non posso che riferire quanto si dice a proposito dello shabbat: mentre violare o interrompere lo shabbat per motivi futili o comunque non strettamente necessari è fuori discussione, farlo per:
soccorrere una persona che si senta male o abbia bisogno di aiuto,
evitare un pericolo per la propria persona,
oppure impedire se possibile la trasgressione di un precetto - magari dello stesso sabato! - non è soltanto consentito... è comandato
.

Detto questo, pensando di recente all'eventualità in cui il personaggio della mortale ebrea che ho creato per Vampiri (della quale accennavo vagamente qualcosa qui) venisse "abbracciata" e resa una Cainita, ovvero una vampira; ho tratto l'inevitabile conclusione che si lascerebbe - mi lascerei - morire.
Perché, chiaramente, si rifiuterebbe di nutrirsi del sangue di esseri viventi, umani o animali che siano; nonostante la possibilità di - anzi, costrizione a - cibarsene senza doverli uccidere.
In un primo momento mi è venuto spontaneo pensare che tenterebbe di suicidarsi: per l'orrore dell'essere diventata una figlia di Lilith e per appunto scongiurare di incorrere in una colpa tanto grave.
Ma, a parte che con tutta probabilità il suo sire la farebbe sorvegliare e in ogni caso le renderebbe impossibile il gesto; anche il suicidio sarebbe un versamento di sangue e di vita.
Opportuno e splendido appare, in questo senso, il paragone terminologico tra "vita" e "vitae", poiché con quest'ultimo si designa il sangue quale fonte della prima. Letteralmente, per un Cainita. Slurp.
cecilia2day
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domenica, 13 luglio 2008, ore 12:57

"Dio non gioca a dadi con l'universo"
(Albert Einstein)

"E allora chi ha lanciato questo d20 grande come una meteorite nel mio giardino?!...
... aspetta, aspetta... dammi la scala, salgo a vedere che cifra è uscita
".
(un giocatore di ruolo reduce da una sessione di ventiquattr'ore)

d20 150px-Würfel_W20_Schwarz








E se scegliessi di giocarmela, questa faccenda della conversione?
Non con un colpo secco, ovvio, tipo: testa mi converto, croce invece no.
Ma ho pensato che mi piacerebbe un fottìo, e che sarebbe senz'altro utilissimo, metterla in scena e metterla in gioco. Da sola non lo posso certo fare, però.

D'altra parte non sto fantasticando: già ho la controprova di cosa significa ed a cosa conduce il giocare di ruolo. Al di là del giusto divertimento che procura (e che purtroppo alle volte scende sotto il minimo sindacale) giocare di ruolo è un operare su se stessi, un riflettere sulla propria situazione, sulle scelte da prendere e sulla nostra stessa persona osservandoci contemporaneamente dal di dentro e dal di fuori.

Sarà stato perché anche le condizioni di gioco erano a me favorevoli - collocazione storica a parte - ma mai mi sono sentita più a mio agio e soddisfatta dell'alchimia del gioco come quando ho interpretato una donna ebrea.
Personaggio che mi consentiva di scoprire me stessa e le mie potenzialità, ed insieme di scoprire l'ebraismo e soprattutto in che modo tutto l'apparato teorico da me incamerato negli anni si sarebbe potuto concretizzare e rendere effettivo, efficace, reale.
Che, per caso qualcuno di voi conosce un rabbino che sia anche un master? Eh...

Oltre alla possibilità più ovvia, ma di per nulla facile realizzazione per me al momento, cioè di impostare una giocata a Vampiri appositamente allo scopo di indagarmi ed indagare l'eventualità della conversione; ce ne sarebbe un'altra. Non ho idea di quante vere possibilità di realizzarla esistano, ma è sempre un'idea: fare lo stesso tipo di discorso ma internamente ad un diverso gioco, ovvero Oblivion.
Ci giocherei in pbf (ovvero su forum), per forza di cose, il che comunque mi sta più che bene.
La struttura di gioco sarebbe ovviamente identica, ma credo che i contenuti e le ambientazioni risulterebbero ancora più consoni al mio obbiettivo. In particolare se si trattasse di una campagna legata o addirittura incentrata sulla Shoah; per la quale esiste un manuale specifico. [Mi si è attorcigliato lo stomaco, ma fa niente. Andiamo avanti].

Altra ed ultima possibilità, apparentemente più azzardata e vaga ma, a mio parere; la più sensata di tutte, è quella di riuscire a trovare semplicemente una singola persona che comprenda il senso più profondo del gioco di ruolo, e la mia esigenza - di giocare innanzitutto, da troppo tempo non ne ho l'occasione, e di indirizzarmi.
Basta questo, l'esperienza aiuta ed insegna ma davvero è secondaria: ci vogliono piuttosto empatia, immaginazione, immedesimazione (esattamente in quest'ordine).
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lunedì, 07 luglio 2008, ore 10:47

tesla - giovanni bruzzo(Tesla secondo Giovanni Bruzzo)

Il numero 100 me lo sono gustata assai, con tanto di leccata di dita...
... Dampyr ha degnamente sostituito nel mio cuoricino di tenebra il vecchio, caro Dylan Dog.
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sabato, 21 giugno 2008, ore 10:03

A dieci giorni dalla scadenza ho collezionato 7 buoni Feltrinelli da cinque Euro: finalmente sono andata a fare spesucce :)

P6200395Inutile dire che, potendo comprare decine di libri, non avrei guardato in faccia niente e nessuno. Ma naturalmente la cifra raggiunta era comunque modesta: perciò mi sono imposta di non lasciarmi prendere dalla gioia panica della situazione e di scegliere qualcosa che non fosse una "promessa di lettura", per quanto invitante; ma che fosse una certezza.
Libri già letti e che assolutamente voglio avere e rileggere;
oppure libri nuovi ma di quelli che sento inderogabilmente miei.

Fa parte della prima categoria "Intervista col Vampiro", unico da me letto per ora della saga della Rice.
Per discutere dell'Intervista si potrebbero (e dovrebbero, aggiungerei) scrivere tre tomi di doppia lunghezza.
Evito di postare l'orrenda copertina Italiana dell'edizione TEA.

BK_Interview
Della seconda categoria fanno invece parte gli altri due acquisti...
... a cominciare da Grotesque, di un'autrice che considero un mostro sacro - e non uso il termine mostro a caso...

grotesque
... e poi "L'insonne" di Cinzia Tani; che già mi aveva attirato quando ne avevo letto questa recensione.
Per via di certi tratti che sento in comune con quanto dichiarato dall'autrice - il discorso sulla fluidità, per esempio - ed anche per via di quegli altri tratti che lei rifiuta, ed io invece abbraccio - una struttura narrativa segretamente intrisa di autobiografia.

insonne

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giovedì, 17 aprile 2008, ore 14:45

Il Capitano Sira ha finalmente avuto l'occasione di rendermi pan per focaccia :) e mi ha coinvolto in un meme, il secondo per questo blog.
C'è chi l'ha intitolato "tradimenti", ma dal momento che non vivo la nomination come un tradimento preferisco pensare questo gioco come al famoso "obbligo o verità"... nel quale io scelgo sempre verità.

Stavolta il meme consiste nell'elencare sei cose che mi piace fare, numero che io prontamente cambierò in cinque oppure sette: amo i dispari ed il sette in particolare.

Eccole:

1. scrivere: questa più che una cosa che mi piace fare, è una cosa che non posso fare a meno di fare. In particolare se si tratta di scrivere (fare) poesia. Diro di più: scrivere è ciò che sono.
Eviterò però, per una volta, di dilungarmi in merito. Riprenderò più volte questa questione, sia qui che sul blog specifico.


pennino

2. giocare di ruolo: ho scoperto l'esistenza del gdr nell'ultimo anno di superiori, e mi è piaciuto subito così tanto che avevo studiato una tesi sull'argomento. L'idea oltre che appassionante per me era davvero ottima per chi avrebbe dovuto ascoltarla, ma è stata accolta con scetticismo e alla fine ho rinunciato. Non commenterò lo stato (penoso) della nostra scuola e dei nostri insegnanti.
Dopo un primo approccio all'universo dei gdr attraverso un amico di una mia compagna, master di d&d, approccio risoltosi in maniera disastrosa; ho rispolverato questo vecchio amore iniziando a giocare per davvero, a Vampiri. Ho iniziato da poco (due anni per un giocatore sono un'inezia), ho giocato a periodi e con fortune alterne e attualmente sono ferma da diversi mesi.
Ma il gdr è come la bicicletta: una volta imparato, non si disimpara. E di solito, a meno di non scoprire subito di non trovarci proprio nulla, non lo si smette più.
Tornerà il momento di giocare. Oh, se tornerà. Ho l'eternità davanti, per questo.


gang

3. ballare: sto riscoprendo ed accettando il mio corpo da poco. E lo sto facendo innanzitutto con la danza.
Non quella classica, naturalmente: le danze che prediligo sono quelle più antiche, meglio se legate all'aspetto spirituale, cultuale ed esoterico dei popoli a cui fanno capo: le danze orientali, quelle zingare, quelle africane.
Talvolta mi interesso alle danze popolari dell'area europea nella sua più vasta estensione, ma si tratta più di un interesse culturale che di un desiderio di provarle personalmente.


rachel bryce(Rachel Bryce, una delle danzatrici che preferisco)


4. usare le lingue straniere:  ho scelto il termine "usare" non a caso, per togliere l'impressione che sia un'attività del tutto mentale, di studio, di astrazione.
Innanzitutto per chi le voglia studiare, ma soprattutto per chi le ami; le lingue straniere hanno senso e futuro se usate, parlate, scritte; e non soltanto conosciute e capite.
E' stato significativo un episodio avvenuto lo scorso autunno a Roma: ho sostenuto un colloquio in una filiale Adecco, e scorrendo il cv che avevo appena compilato l'impiegata (gentilissima, la saluto qui anche se non saprà mai che l'ho salutata) si è stupita perchè avevo volutamente invertito i dati sulle mie conoscenze linguistiche. Di norma, nei curriculum il parlato di una determinata lingua viene indicato come l'aspetto posseduto dal candidato ad un livello più alto, mentre lo scritto è solitamente l'aspetto conosciuto ed applicato in maniera meno approfondita. Per me rispetto alla lingua Tedesca valeva il contrario, e così ho indicato... è stata un'occasione di riflessione, ma soprattutto un'occasione per chiacchierare :)
Tornando al presente, sono molte le lingue che, oltre a Inglese e Tedesco, vorrei imparare; quasi tutte legate ai miei interessi. Mi piace sfruttarle tutte, per quel poco o tanto che so; e rappresentano in ogni caso una mia peculiarità ed una tra le mie più grandi abilità.


Alef maghen david(un Maghen David creato con una serie di lettere Alef)


5. cucinare: anche questa è una novità piuttosto fresca. Come sempre, conta con che qualità e con che spirito lo si fa, più che quante ricette si conoscono.
Mi piace semplicemente essere libera di scegliere se, a che ora e cosa mangiare. Cucinarmelo da me, bene o male che riesca.
E poi mi appassiona sentire e mettere in atto il significato profondo del cucinare, del nutrire e del nutrirsi. Adoro fare del momento culinario, quando possibile, un momento sacro.
In particolare mi piacciono la cucina Indiana, Giapponese e poi Marocchina.


Lassi

6. camminare: nè correre nè passeggiare. Camminare, proprio. Magari senza meta, con o senza l'intenzione di vedere o fare qualcosa in particolare, delle commissioni per esempio. Ogni scusa è buona, in sostanza.

7. leggere: eh beh. Non l'ho messo assieme a scrivere perchè de facto sono due cose completamente diverse, oltre ad avere un diverso valore per me. L'ordine però è quasi casuale, non ho citato la lettura per ultima in quanto ultima nei miei "diletti".
Come dicevo ad Alexis nel commento a due post più sotto, sono una lettrice pressochè onnivora: in autori, generi, tipologie e ideologie.
Sono la classica talpa da biblioteca (per coniugare l'idea del topo da biblioteca con quella dell'intellettuale occhialuto); l'unica cosa che è cambiata da quando leggevo i libri pop-up dell'asilo ad oggi sono gli occhiali: gradazione più alta contro lenti meno spesse (pagando) ed antiriflesso (pessima idea), su una montatura decisamente più chic.


Ed ora, le nomination(s): soltanto tre, perchè mi piace di più.

- Elisa, appena conosciuta, con il suo blog rosacabarcas;

- Mirek, principe del piccolo regno di nessuno;

- ed infine gp, che trovate su Ventefioca.

Anche stavolta, ribadisco che le nomination non sono vincolanti: siete liberi di declinare se avete già fatto questo meme, se detestate i meme, se semplicemente non ve ne pò fregà dde meno :)
Hasta luego a todos.


p.s.: ora che ho assegnato le categorie, mi rendo conto di quante altre cose ci sarebbero da elencare e da raccontare... ma va bene così. Non è che un modo in più per ragionarci sopra, per scoprire, per aggiornare e riprendere... come tutto quanto il blog, no?!
cecilia2day
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.da dove arrivate.
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